TORONTO (ON), The Phoenix - 23/07/2026
L’annuncio era ufficiale da mesi. In Nord America, la scena metal è sempre molto movimentata, ma a giugno, almeno nell’area di Toronto, di concerti non ce ne sono stati molti, forse per la risonanza mediatica dei Mondiali, forse per la bassa stagione, ma appena dopo la metà di luglio, il movimento ha ripreso a correre con uno degli eventi più sostanziosi dell’estate. Il Summer Slaughter doveva fare proprio questo: dare una scossa di ripresa con un evento di qualità, certo, ma soprattutto di quantità. La line-up vede gli Hatebreed headliner davanti ad un battaglione di band che spaziano tra il death metal e il deathcore, partendo dagli Incantation in veste da co-headliner, per poi passare a Snuffed on Sight, The Last Ten Seconds of Life, Face Yourself, e le due band locali Abysmal Whore e Duskwalker. Nomi che sanno più di scoperta che di certezza, ma che non sono messi lì a caso, pronti ad infiammare l’evento sin dalle prime battute.
DUSKWALKER
Come da copione, i Duskwalker salgono sul palco per primi. La band di Niagara Falls ha all’attivo tre album, ma con il poco tempo a disposizione non riesce ad esprimere tutto il suo repertorio. I brani che suonano, però, sono tra i più incisivi, riuscendo comunque a lasciare il segno sin da subito, nonostante la platea sia ancora ridotta, dato l’orario. Lo show è breve, ma convincente, lasciando spazio alla seconda band.
SETLIST DUSKWALKER:
The Crawling Tongue
City On a Cemetery
Bible
Underground Forever
ABYSMAL WHORE
Non si sente tutti i giorni un nome come questo e, magari, può sembrare anche parodico. Ma una volta conosciuta la band, il pensiero cambia. I locali Abysmal Whore hanno all’attivo solo un EP, ma in questa sede hanno presentato brani inediti che usciranno in seguito. L’attenzione, quindi, si è soffermata solo sulla loro performance che è stata molto valida, soprattutto da parte della frontwoman Marta Chiller con i suoi growl abissali, proprio come il nome della sua band. Anche gli altri musicisti non sono stati da meno, dando la spinta definitiva all’evento.
FACE YOURSELF
I Face Yourself sono l’altra band female fronted della serata, pronti ad infuocare il palco sin dall’inizio. Con all’attivo 4 EP, la band deathcore di base a New York è intenzionata a lasciare il segno soprattutto sotto il segno della singer Yasmine Liverneaux Belkhodja, che si prende la scena sin dal suo ingresso sulla scena. I growl e gli screaming rimbombano ovunque, in una prova a dir poco perfetta, ma non sono da meno neanche i suoi compagni che riescono a tenere viva la folla che, adesso, è decisamente più numerosa. Il Phoenix ha iniziato finalmente ad animarsi come si deve, e il merito è tutto loro.
SETLIST FACE YOURSELF:
Grosse Bagarre
Death Reflection
Guillotine
Fratture
Carousel of Violence
Wet Dreams
Sideration
THE LAST TEN SECONDS OF LIFE
Da una band deathcore all’altra, la seconda dell’evento. Ma anche la più longeva tra le due: i The Last Ten Seconds of Life sono attivi dal 2010 e, in 16 anni di carriera, possono vantare ben 8 full-length, di cui l’ultimo The Dead Ones è uscito appena tre mesi fa. Non c’è occasione migliore di questa serata per presentarlo: Tyler Beam è una furia al microfono, ma lo sono anche Dylan Potts alla batteria e Wyatt McLaughlin alla chitarra, tirando fuori una performance degna di nota. Nella setlist sono presenti anche brani dei capitoli precedenti, suonati molto bene e con una grande presa sul pubblico, in una prestazione che, finora, è la migliore dell’evento.
SETLIST TLTSOF:
Pain is Pleasure
Warpath
Annihilation Phenomena
Liberation
Rat Trap
Broken Glass Incantation
1-800-DO YOU WANT TO DIE?
The Box
SNUFFED ON SIGHT
Ci avviciniamo alla parte alta del bill con gli Snuffed On Side, band della Bay Area che, anziché il thrash, ha scelto il brutal death come genere da suonare, mescolato anche ad un po’ di sfumature hardcore. I ragazzi hanno rilasciato un solo full-length nel 2023 intitolato Smoke, ma stasera hanno deciso di suonare anche pezzi nuovi. Così, entrano sul palco, iniziano a scaldare il pubblico e parte uno show che si trasforma in una bolgia. Nessuno rimane fermo, l’energia che trasmettono è degna delle migliori band brutal death che si rispettino, e così dopo più di mezz’ora, lasciano il palco tra gli applausi incessanti.
INCANTATION
È arrivato, finalmente, il momento degli headliner, e il primo è uno dei più rispettabili in circolazione. Non c’è bisogno di dire chi siano gli Incantation, perché sarebbe superfluo. Piuttosto, c’è da concentrarsi su altro, ovvero il loro stato di forma, che non è per niente scontato. John McEntee è l’unico dei membri originali, l’unico che sa che significa tenere a galla una barca che naviga da 37 anni… ma lo fa davvero bene. Un mese fa, gli Incantation erano in giro per l’Asia in una tournée che, dal Giappone, ha toccato Cina, Corea del Sud, Thailandia, India e perfino gli Emirati Arabi Uniti. E adesso si sono imbarcati in un tour in giro per il Nord America, con distanze sempre molto lunghe, senza mai fermarsi (almeno prima dell’imminente sosta di due settimane) e soprattutto, con la stessa intensità che non perdono mai. La stessa che mettono sul palco, dal momento in cui entrano fin quando escono, proponendo i grandi classici come Ibex Moon fino ai più recenti come Concordat, senza cedere un minimo di energia. John al growl è sempre impeccabile, ma anche la prova di Luke Shively è ottima alla chitarra, così come quella di Charles Koryn alla batteria, ben assestati nella band ormai da tempo. Un’esibizione degna del miglior old school death metal, come d’altronde lo è questa band, da sempre.
SETLIST INCANTATION:
Devoured Death
Carrion Prophecy
Concordat
Fury’s Manifesto
Merciless Tyranny
Ibex Moon
Once Holy Throne
Impending Diabolical Conquest
HATEBREED
Veniamo adesso all’atto conclusivo, quello che vede gli Hatebreed in uno stato di forma smagliante. La band del Massachusetts è pronta a rilasciare il nuovo album Fatal Paradox a novembre, e già solo questo basterebbe per capire quanto siano gasati, ma il motivo principale è, ovviamente, essere gli headliner in un tour come questo. In fin dei conti, non si è mai visto un loro spettacolo sottotono, specie da parte di Jamey Jasta che, assieme ai compagni, si presenta sul palco con le maglie da football americano, appeal che calza a pennello col loro profilo. I pezzi che suonano fanno scatenare il pubblico sin da subito, come giusto che sia, e i ragazzi cavalcano l’onda dell’entusiasmo ricambiando e interagendo con tutti, soprattutto con chi fa crowd surfing. Ottima la prestazione di Wayne Lozinak, sempre molto preciso alla chitarra, ma anche Matt Byrne non abbassa le bordate dietro le pelli. La parte centrale dello show è la migliore con le hit Destroy Everything e Looking Down the Barrel of Today, durante le quali non c’è un attimo di tregua: headbanging continui, pogo distruttivo e acclamazioni costanti, in più di 40 minuti di uno show che tutti hanno apprezzato. Cosa che, se da una parte è scontata, perché molti erano lì solo per loro, dall’altra non lo è per niente, essendo gli unici a suonare un genere diverso dalle band precedenti. Ma, alla fine, nessuno ne è rimasto deluso, sia dagli Hatebreed che dall’intero evento.
SETLIST HATEBREED:
I Will Be Heard
Make the Demons Obey
Perseverance
Proven
Kill Count Increase
As Diehard as They Come
Destroy Everything
Looking Down the Barrel of Today
Smash Your Enemies
Last Breath
Empty Promises
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