Extreme is the way

Dai Nile agli Enslaved: quando il metal parla lingue arcaiche

Molte band hanno deciso di utilizzare idiomi di antiche civiltà per esprimere i propri testi, definendone lo stile e l'identità
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Nel metal siamo abituati a vedere concept di ogni tipo, spesso espressi in diverse forme e in diverse lingue. L’inglese è chiaramente quella più utilizzata, ma non è l’unica. Più si va nello specifico, più si possono incontrare idiomi differenti a seconda del focus che le band scelgono per il loro profilo: può essere una lingua nazionale, il dialetto, oppure può essere una lingua arcaica.

Sì, perché queste lingue portano con sé interi mondi culturali: antiche religioni, cosmologie, forme poetiche e strutture del pensiero che appartengono a civiltà distanti nel tempo e nello spazio. E quando vengono inserite nel metal estremo, non vengono semplicemente “citate”, ma incorporate in composizioni che ne rivitalizzano l’uso e la forma.

Il risultato è un paradosso affascinante: lingue nate per ordinare il sacro, la filosofia o la memoria collettiva vengono introdotte in una musica costruita sull’eccesso, ma che diventano improvvisamente uno strumento ritualistico che dà ancor più valore e forma alle atmosfere, alle melodie e all’identità di ogni singola band che le utilizza.

Nel metal siamo abituati a vedere concept di ogni tipo, spesso espressi in diverse forme e in diverse lingue. L’inglese è chiaramente quella più utilizzata, ma non è l’unica. Più si va nello specifico, più si possono incontrare idiomi differenti a seconda del focus che le band scelgono per il loro profilo: può essere una lingua nazionale, il dialetto, oppure può essere una lingua arcaica.

Sì, perché queste lingue portano con sé interi mondi culturali: antiche religioni, cosmologie, forme poetiche e strutture del pensiero che appartengono a civiltà distanti nel tempo e nello spazio. E quando vengono inserite nel metal estremo, non vengono semplicemente “citate”, ma incorporate in composizioni che ne rivitalizzano l’uso e la forma.

Il risultato è un paradosso affascinante: lingue nate per ordinare il sacro, la filosofia o la memoria collettiva vengono introdotte in una musica costruita sull’eccesso, ma che diventano improvvisamente uno strumento ritualistico che dà ancor più valore e forma alle atmosfere, alle melodie e all’identità di ogni singola band che le utilizza.

Nel metal siamo abituati a vedere concept di ogni tipo, spesso espressi in diverse forme e in diverse lingue. L’inglese è chiaramente quella più utilizzata, ma non è l’unica. Più si va nello specifico, più si possono incontrare idiomi differenti a seconda del focus che le band scelgono per il loro profilo: può essere una lingua nazionale, il dialetto, oppure può essere una lingua arcaica.

Sì, perché queste lingue portano con sé interi mondi culturali: antiche religioni, cosmologie, forme poetiche e strutture del pensiero che appartengono a civiltà distanti nel tempo e nello spazio. E quando vengono inserite nel metal estremo, non vengono semplicemente “citate”, ma incorporate in composizioni che ne rivitalizzano l’uso e la forma.

Il risultato è un paradosso affascinante: lingue nate per ordinare il sacro, la filosofia o la memoria collettiva vengono introdotte in una musica costruita sull’eccesso, ma che diventano improvvisamente uno strumento ritualistico che dà ancor più valore e forma alle atmosfere, alle melodie e all’identità di ogni singola band che le utilizza.

Nel metal siamo abituati a vedere concept di ogni tipo, spesso espressi in diverse forme e in diverse lingue. L’inglese è chiaramente quella più utilizzata, ma non è l’unica. Più si va nello specifico, più si possono incontrare idiomi differenti a seconda del focus che le band scelgono per il loro profilo: può essere una lingua nazionale, il dialetto, oppure può essere una lingua arcaica.

Sì, perché queste lingue portano con sé interi mondi culturali: antiche religioni, cosmologie, forme poetiche e strutture del pensiero che appartengono a civiltà distanti nel tempo e nello spazio. E quando vengono inserite nel metal estremo, non vengono semplicemente “citate”, ma incorporate in composizioni che ne rivitalizzano l’uso e la forma.

Il risultato è un paradosso affascinante: lingue nate per ordinare il sacro, la filosofia o la memoria collettiva vengono introdotte in una musica costruita sull’eccesso, ma che diventano improvvisamente uno strumento ritualistico che dà ancor più valore e forma alle atmosfere, alle melodie e all’identità di ogni singola band che le utilizza.

Nel metal siamo abituati a vedere concept di ogni tipo, spesso espressi in diverse forme e in diverse lingue. L’inglese è chiaramente quella più utilizzata, ma non è l’unica. Più si va nello specifico, più si possono incontrare idiomi differenti a seconda del focus che le band scelgono per il loro profilo: può essere una lingua nazionale, il dialetto, oppure può essere una lingua arcaica.

Sì, perché queste lingue portano con sé interi mondi culturali: antiche religioni, cosmologie, forme poetiche e strutture del pensiero che appartengono a civiltà distanti nel tempo e nello spazio. E quando vengono inserite nel metal estremo, non vengono semplicemente “citate”, ma incorporate in composizioni che ne rivitalizzano l’uso e la forma.

Il risultato è un paradosso affascinante: lingue nate per ordinare il sacro, la filosofia o la memoria collettiva vengono introdotte in una musica costruita sull’eccesso, ma che diventano improvvisamente uno strumento ritualistico che dà ancor più valore e forma alle atmosfere, alle melodie e all’identità di ogni singola band che le utilizza.

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