Extreme is the way

Obscure Tongues: il black metal italiano in dialetto

Molte band, da nord a sud, hanno scelto il vernacolo come strumento evocativo capace di rendere ancora più viscerali certe narrazioni legate alla natura, alle leggende locali o alle proprie radici
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Il black metal è probabilmente il genere estremo che più di ogni altro riesce ad assorbire e reinterpretare immaginari lontanissimi tra loro, spalancando le porte a qualunque forma di evocazione: occultismo, paganesimo, medioevo, esoterismo, simbologia, spiritualità. Ma c’è un altro elemento che continua a riaffiorare nelle sue espressioni più autentiche: il folklore. Non quello da cartolina o da rievocazione turistica, ma quello sporco di terra, superstizione e memoria orale, delle terre che conservano tradizioni secolari. E se si punta una lente d’ingrandimento sull’Italia, una di queste sono i dialetti, sinonimo di identità e cultura.

È stato dunque logico che una parte della scena black metal italiana abbia scelto di integrare, al fianco dell’inglese o dell’italiano, il dialetto della propria terra d’origine. Una scelta che non ha nulla di nostalgico o folkloristico in senso superficiale, diventando uno strumento evocativo capace di rendere ancora più viscerali certe narrazioni legate alla natura, alle leggende locali e agli usi e costumi dimenticati o alle proprie radici.

Il black metal è probabilmente il genere estremo che più di ogni altro riesce ad assorbire e reinterpretare immaginari lontanissimi tra loro, spalancando le porte a qualunque forma di evocazione: occultismo, paganesimo, medioevo, esoterismo, simbologia, spiritualità. Ma c’è un altro elemento che continua a riaffiorare nelle sue espressioni più autentiche: il folklore. Non quello da cartolina o da rievocazione turistica, ma quello sporco di terra, superstizione e memoria orale, delle terre che conservano tradizioni secolari. E se si punta una lente d’ingrandimento sull’Italia, una di queste sono i dialetti, sinonimo di identità e cultura.

È stato dunque logico che una parte della scena black metal italiana abbia scelto di integrare, al fianco dell’inglese o dell’italiano, il dialetto della propria terra d’origine. Una scelta che non ha nulla di nostalgico o folkloristico in senso superficiale, diventando uno strumento evocativo capace di rendere ancora più viscerali certe narrazioni legate alla natura, alle leggende locali e agli usi e costumi dimenticati o alle proprie radici.

Il black metal è probabilmente il genere estremo che più di ogni altro riesce ad assorbire e reinterpretare immaginari lontanissimi tra loro, spalancando le porte a qualunque forma di evocazione: occultismo, paganesimo, medioevo, esoterismo, simbologia, spiritualità. Ma c’è un altro elemento che continua a riaffiorare nelle sue espressioni più autentiche: il folklore. Non quello da cartolina o da rievocazione turistica, ma quello sporco di terra, superstizione e memoria orale, delle terre che conservano tradizioni secolari. E se si punta una lente d’ingrandimento sull’Italia, una di queste sono i dialetti, sinonimo di identità e cultura.

È stato dunque logico che una parte della scena black metal italiana abbia scelto di integrare, al fianco dell’inglese o dell’italiano, il dialetto della propria terra d’origine. Una scelta che non ha nulla di nostalgico o folkloristico in senso superficiale, diventando uno strumento evocativo capace di rendere ancora più viscerali certe narrazioni legate alla natura, alle leggende locali e agli usi e costumi dimenticati o alle proprie radici.

Il black metal è probabilmente il genere estremo che più di ogni altro riesce ad assorbire e reinterpretare immaginari lontanissimi tra loro, spalancando le porte a qualunque forma di evocazione: occultismo, paganesimo, medioevo, esoterismo, simbologia, spiritualità. Ma c’è un altro elemento che continua a riaffiorare nelle sue espressioni più autentiche: il folklore. Non quello da cartolina o da rievocazione turistica, ma quello sporco di terra, superstizione e memoria orale, delle terre che conservano tradizioni secolari. E se si punta una lente d’ingrandimento sull’Italia, una di queste sono i dialetti, sinonimo di identità e cultura.

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Il black metal è probabilmente il genere estremo che più di ogni altro riesce ad assorbire e reinterpretare immaginari lontanissimi tra loro, spalancando le porte a qualunque forma di evocazione: occultismo, paganesimo, medioevo, esoterismo, simbologia, spiritualità. Ma c’è un altro elemento che continua a riaffiorare nelle sue espressioni più autentiche: il folklore. Non quello da cartolina o da rievocazione turistica, ma quello sporco di terra, superstizione e memoria orale, delle terre che conservano tradizioni secolari. E se si punta una lente d’ingrandimento sull’Italia, una di queste sono i dialetti, sinonimo di identità e cultura.

È stato dunque logico che una parte della scena black metal italiana abbia scelto di integrare, al fianco dell’inglese o dell’italiano, il dialetto della propria terra d’origine. Una scelta che non ha nulla di nostalgico o folkloristico in senso superficiale, diventando uno strumento evocativo capace di rendere ancora più viscerali certe narrazioni legate alla natura, alle leggende locali e agli usi e costumi dimenticati o alle proprie radici.

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