C’è sempre una prima volta, proprio come quella degli Ural in Canada. I torinesi si sono imbarcati in un tour da headliner nella parte est del Paese nordamericano, con tre date in Quebec, precisamente a Montréal, Trois Rivières e Quebec City, e una in Ontario, a Toronto. Quattro date piene in cui i thrashers sono stati accompagnati da ben 4 band locali, che hanno avuto modo di conoscere direttamente il loro sound che, ultimamente, ha riscosso parecchi consensi.
Gli Ural, infatti, hanno da poco rilasciato Anthropic Genetic Involution, l’album più maturo della loro discografia, che hanno avuto la possibilità di suonare in sede live proprio in questo tour. Una combinazione perfetta di eventi favorevoli che il cantante Andrea Calviello e il batterista Filippo Torno hanno raccontato nel post concerto di Toronto, tracciando un bilancio a caldo di un’esperienza canadese intensa e ricca di entusiasmo.
Ciao ragazzi, è un piacere vedervi qui a Toronto. Quali sono le vostre impressioni su questo tour che avete fatto in Canada?
ANDREA: «Per noi uscire dall’Europa è sempre stato un obiettivo, quindi siamo molto contenti soprattutto per essere qui in Canada, è sempre stato uno dei nostri “piccoli” sogni. È una figata, la gente è super calda, il livello delle band è altissimo, anche tutte quelle che hanno suonato con noi mi hanno stupito. È stata una bomba, ci tornerei».
Essendo una band italiana venuta ad importare del buon thrash metal Made in Italy, qual è stata l’impressione che avete avuto nel riscontro del pubblico?
FILIPPO: «Fantastica, sono molto presi dal conoscere nuove band, soprattutto europee, perché non penso che ne vengano moltissime, a meno che non siano già affermate. Però sì, sono molto curiosi e molto felici di acquistare il merch, che è molto importante per le band, ovviamente».
Con questo tour vi siete affacciati sulla scena nordamericana. Come vi sentite al riguardo?
FILIPPO: «Molto contenti, è comunque un traguardo che avevamo voglia di affrontare. Alla fine non puoi mai sapere come va a finire, né soprattutto come puoi iniziare, perché magari non ti rifilano, invece il riscontro c’è stato, perché il pubblico è abituato a queste sonorità. Poi, sappiamo che il sound è nato negli Stati Uniti, ma si è sviluppato anche quì».
Cosa c’è stato dietro l’organizzazione di questo tour? Avete avuto difficoltà o vi siete trovati bene su tutto?
FILIPPO: «È stato un lavoro molto lungo, durato più di un anno. Abbiamo pianificato tutto: gli spostamenti, i locali… poi comunque ci vuole sempre tempo prima che il locale magari confermi la data con le band e le altre richieste. Questo succede anche in Europa, anche in Italia, ma con l’aiuto di Roberto (cantante e chitarrista degli Stregoneria, in supporto nel tour, ndr) ce l’abbiamo fatta».
ANDREA: «Sì, Roberto è stato sincero, ci ha seguito in ogni passo e non ci ha mai lasciato, sai, una risposta continua è stato super super caldo, ma come tutti i canadesi quindi è un’esperienza più che positiva, anzi».
Secondo voi è meglio qui per fare un tour o in Europa?
FILIPPO: «Bella domanda questa, e ti direi che valgono tutte e due le opzioni. L’Europa è anche bella per i tour, ma il Canada ha un suo perché».
ANDREA: «Sì, come prima impressione direi che sia un posto validissimo. Poi, voglio dire, è la patria di band storiche incredibili, c’è un livello altissimo generale. Magari, quando avremo modo di riprovarlo ti daremo la risposta definitiva».
Il 2026 è stato l’anno di Anthropic Genetic Involution che, a livello stilistico, è stato un ottimo album. Secondo voi, visto il riscontro che ha avuto, lo considerate uno dei vostri migliori se non il migliore?
FILIPPO: «Per me sì».
ANDREA: «Concordo, è quello più maturo, quello dove siamo riusciti a trovare il nostro suono e un modo di comporre preciso. Non ci abbiamo impiegato neanche così tanto a realizzarlo, ma neanche troppo poco. C’è stato un lavoro differente, forse perché siamo diventati più maturi, e il risultato ci ha soddisfatto».
Alla luce dei riscontri che ha avuto quest’album, cosa dobbiamo aspettarci dagli Ural in futuro?
FILIPPO: «Piccola indiscrezione: stiamo già lavorando al nuovo materiale. Siamo gasati, ma stiamo procedendo con calma perché non ci piace fare le cose di corsa. Adesso c’è il nuovo chitarrista che ci darà una mano, quindi ci sentiamo anche più pronti».
ANDREA: «Il nuovo chitarrista ci è d’aiuto, porta anche lui nuove idee e quindi materiale in più. Poi siamo venuti qua anche per prendere l’aria dei grandi maestri come i Voivod, in un certo senso, assimiliamo conoscenza per poterci trasmettere ispirazione».
Che voto date a questa esperienza in Canada?
FILIPPO: «Io dò nove, ma solo perché il dieci non si dà».
ANDREA: «Concordo! Ma poi, puntualizzo, nove adesso e poi chissà. Magari con un album nuovo e un tour nuovo aggiungeremo un .5 o un .4».
Pensando al futuro, siete certi di tornare qui?
ANDREA: «Certi no. Come diceva mio padre, “Sicuro è morto”, però cerchiamo di riportarlo in vita e di tornare qua».
Eppure qualcosa mi dice che tornerete
ANDREA: «Anche secondo noi».
Ne approfitto per farvi i complimenti per essere venuti a fare un tour da headliner in Canada, oltre che per il nuovo album, e vi ringrazio anche per il tempo dedicato per questa intervista. Vi auguro un buon rientro in Italia e sappiate che qui sarete sempre i benvenuti.
ANDREA e FILIPPO: «Grazie a te e a presto».
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