Extreme is the way

USBM: la storia del black metal americano (prima parte)

Inizi e diffusione

Il black metal non è un fenomeno che riguarda solo i paesi nordici. La corrente creatasi dopo l’esplosione di questo genere è diventata globale, tanto da svilupparsi anche negli altri continenti. Negli Stati Uniti il black metal divenne popolare solo qualche anno dopo rispetto a Svezia e Norvegia, quando un insieme di nuove reclute iniziò a cimentarsi in questo genere, creando il cosiddetto “USBM”.

Ma cosa sta a significare questo acronimo? Per alcuni è sinonimo di “norsecore”, un black metal non autentico e suonato male; per altri, invece, rappresenta un percorso di crescita che continua ancora oggi. Eppure, dietro a questo termine non si nasconde solo un genere, ma una vera e propria scena che, nel corso della sua storia, ha avuto i suoi alti e bassi, la sua evoluzione, i suoi fan sfegatati e i suoi fatti di cronaca.

Partendo dai pionieri assoluti dell’USBM, ovvero gli hawaiani Von (poi stabiliti in California), i newyorkesi Profanatica, i texani Absu e il famosissimo progetto illinoisiano Judas Iscariot di Andrew “Akhenaten” Harris, il black metal statunitense si presentava come la “brutta copia” di quello europeo.

I Von, pionieri dell'USBM. No Clean Singing

In un primo momento, il black metal negli Stati Uniti non riuscì a tenere testa alla Scandinavia, complice anche il riconoscimento postumo di album di culto come Satanic Blood, uscito nel 2012 anziché nel 1992, anno in cui i Von incisero quei brani divenuti protagonisti nel pattern, oppure Profanatitas de Domonatia che vide la luce solo nel 2007, a distanza di ben 17 anni dal periodo d’oro dei Profanatica.

Questi dischi, resi ottimi da una produzione più moderna e al passo con i tempi, non sono nient’altro che una reincarnazione di ciò che successe 30 anni fa, di ciò che sicuramente si sarebbe fatto subito notare nella scena estrema americana, all’epoca in procinto di veder nascere il death metal. L’opinione pubblica, però, cambiò con una serie di dischi diventati di culto come The Sun of Tiphareth, primo album degli Absu: solido, articolato, possente ed ispirato, lasciando intendere la ragione per cui un album di tale caratura abbia permesso ai texani di farsi, all’epoca, conoscere in fretta.

Lo stesso e fortunato destino, toccò anche a Akhenaten, quando nel 1996 decise di incidere un certo The Cold Earth Slept Below che entrerà nella storia del black metal e che fece definitivamente concentrare l’attenzione dell’audience dei blackster europei oltreoceano.

Da sinistra verso destra in senso orario: Satanic Blood, The Sun of Tipharet, The Cold Earth Slept Below e Profanatitas de Domonatia

Così, non solo queste band iniziarono ad avere un’identità propria e ben distinta dai colleghi scandinavi, ma imposero un vero modello per ciò che sarebbe esploso non tanto a livello nazionale, quanto a livello locale. Ognuno dei 50 stati ebbe un proprio territorio di sviluppo supportato da varie etichette e circoli underground, come l’Aquarius Records di San Francisco e la Gilead Media di New York, che riportarono l’attenzione verso queste band sempre più numerose.

Iniziarono quindi a nascere più moniker caratterizzati da una fisionomia unica e ben delineata, con una tendenza classico-tecnica prevalente sulla East Coast e ambient/atmosferica nel territorio occidentale.

Inoltre, sempre lungo la West Coast, si sviluppò una corrente dedita al depressive, tra i cui pionieri si distingue Xasthur, progetto solista di Scott Conner, che attraverso album come Nocturnal Poisoning (2002) e The Funeral of Being (2003) sviluppò un linguaggio musicale ipnotico e soffocante, capace di catturare l’essenza del dolore e della solitudine, allontanandosi radicalmente dall’aggressività tipica del black metal classico.

Accanto a Xasthur, Leviathan, creato da Jef Whitehead, rappresenta un altro pilastro del depressive black americano. Con lavori come The Tenth Sub Level of Suicide (2003) e Massive Conspiracy Against All Life (2008), Leviathan approfondì il concetto di isolamento e introspezione, combinando ritmi ossessivi, melodie glaciali e testi carichi di angoscia esistenziale.

A sinistra Scott Conner (Xasthur), a destra Jef Whitehead (Leviathan)

Entrambi i progetti non solo consolidarono la reputazione della West Coast come epicentro del depressive black statunitense, ma influenzarono una generazione di band underground, mostrando come il black metal americano fosse capace di diversificarsi e sviluppare sottocorrenti uniche senza rinunciare alla propria identità.

L’affermazione e la Black Metal Mafia

Verso la metà degli anni ’90, gli Stati Uniti vennero invasi definitivamente da una nuova ondata di black metal sempre più consistente: nei circuiti underground iniziò un fenomeno di diffusione di questo genere musicale che addirittura riuscì a porsi in forte concorrenza con il death metal, genere nato proprio negli USA e che stava crescendo vertiginosamente anche nel resto del mondo.

Nel corso del tempo, però, risalteranno alcuni fatti di cronaca nera che, seppur non gravi e famosi come quelli accaduti in Norvegia, ebbero un impatto devastante sulla società. Fu proprio nel sud della California che nacquero nuove sette legate al culto e ai messaggi che il black metal stava progressivamente diffondendo, e tra i vari episodi di cronaca, ce ne fu uno in particolare riportato da La Meteora.

Nel 1995 a Glendale, città di circa 200mila abitanti situata a nord-est di Los Angeles, un gruppo di fedeli si recarono alla First United Methodist Church per la consueta messa della domenica. Ciò che trovarono all’esterno, però, fu inaspettato: i muri furono imbrattati con croci rovesciate, pentacoli e frasi anticristiane di ogni genere, di cui una particolarmente rappresentativa che recitava “Black Metal Mafia”. La polizia avviò le indagini, trovando subito gli indizi utili per risolvere il caso: due bombolette spray vuote nei pressi della struttura, sulle quali rimasero le impronte dei responsabili.

La First United Methodist Church di Glendale

Le autorità emanarono dei mandati di arresto per quattro persone, tra cui Robert Nusslein, bassista dei Ritual, una delle prime band black metal americane della storia che, però, non ebbe la stessa fortuna delle altre. Dopo gli arresti, gli inquirenti perquisirono l’appartamento dei colpevoli, rinvenendo diverse armi da fuoco, oltre ad armi bianche, e dalle prove raccolte non c’era più alcun dubbio: Nusslein e soci stavano cercando di formare una setta simile al norvegese Inner Circle, con lo scopo di estirpare la religione cristiana in favore di quella pagana.

Un’ulteriore prova a favore di questa ipotesi fu la fotografia che ritraeva la porta della camera da letto di Nusslein, imbrattata di svastiche, scritte blasfeme e un elenco di “persone da uccidere”, tra cui Papa Wojtyla. Tutti e quattro gli arrestati furono condannati a 7 anni di reclusione con diversi capi d’accusa, tra i quali vandalismo e possesso illegale di armi. Il musicista, inizialmente giudicato incapace di intendere e di volere, venne prima curato in un ospedale psichiatrico, per poi essere trasferito in carcere per 5 anni.

Robert Nusslein, bassista e fondatore dei Ritual

I condannati, a loro detta, non si sono mai schierati a favore del satanismo e dei suoi ideali, respingendo l’accusa di aver dato vita alla “Black Metal Mafia”, ma dichiarandosi colpevoli per le scritte sui muri della chiesa. Si registreranno altri roghi a chiese cristiane anche negli anni successivi, soprattutto in Louisiana, in Kansas e in Florida, ma furono solamente casi isolati, dato che il famoso assassinio di Elyse Pahler, avvenuto nel 1995 ma legato apparentemente agli Slayer, destò molta attenzione da parte delle autorità su episodi di questo tipo.

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Gli Stati Uniti sono da sempre una terra fertile per la formazione di nuove scene musicali estreme. Una di queste è l'USBM che, nel corso della sua storia, ha avuto i suoi alti e bassi, la sua evoluzione, i suoi fan sfegatati e i suoi fatti di cronaca

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