Extreme is the way

MONSTROSITY – Screams from Beneath the Surface

La storica band floridiana è tornata sulle scene con un album che presenta poco di innovativo, ma che risulta incisivo e ben bilanciato in ogni aspetto

La clessidra ha ripreso a scorrere per i Monstrosity, che di tempo a dietro ne hanno già parecchio. La band di Tampa ha un background solidissimo, come ben risaputo, ed ha impiegato ben 8 anni, dopo l’ultimo The Passage of Existence, a comporre un nuovo full-length. Una pausa consistente, che però non sempre è sinonimo di pigrizia o mancanza di idee.

Infatti, Screams from Beneath the Surface mette in mostra un lato non proprio inedito, ma ridefinito dei musicisti, che non si distaccano dal classico death metal vecchia scuola migliorandolo nella tecnica, nella potenza e nella resa melodica, tutte bilanciate in maniera molto precisa.

Banished to the Skies apre con un’introduzione atmosferica, dove le chitarre di Matt Barnes e Justin Walker disegnano arpeggi e tensione mentre Lee Harrison prepara il terreno con una batteria che cresce fino all’esplosione e Ed Webb entra con un growl pieno e cavernoso simile a quello di Corpsegrinder; The Colossal Rage è invece molto più diretta, con riff taglienti e la sezione ritmica che spinge come un costante. The Atrophied accentua la componente tecnica, con le chitarre che diventano più chirurgiche nella precisione, mentre Spiral mantiene un approccio più contenuto e di transizione, lasciando respirare il groove del basso e il lavoro di controllo della batteria. Fortunes Engraved in Blood è uno dei vertici del disco, con strutture più progressive, cambi di tempo e un’interazione molto evidente tra i due chitarristi, invece Vapors torna su coordinate più dirette e brutali, con Harrison in modalità molto più serrata con i suoi blast beats. The Thorns rallenta tutto in chiave più cupa e doomy, mettendo in evidenza il peso del basso di Mark van Erp e un’interpretazione vocale più profonda con la seguente Blood Works che riporta la furia old-school senza fronzoli. Il rush finale del disco è affidato a The Dark Aura, che aggiunge una dimensione più opprimente e quasi blackened/doom e alla conclusiva Veil of Disillusion chiude il disco condensando tutto con un’ottima prova corale della band al completo.

Alla fine dell’ascolto, una certezza è evidente: i Monstrosity sanno ancora come fare del buon death metal. Screams from Beneath the Surface non mostra innovazione, ma il giusto bilanciamento tra abilità ed esperienza lo rendono intenso come pochi altri se si considera il profilo della band. Sì, perché di solito più una band è fedele ad un certo stile, più tende a conservarlo esprimendolo quasi sempre alla stessa maniera. Ma non è questo il caso, perché i Monstrosity hanno aggiunto quello spunto in più che li ha posti sul livello che gli spetta, superiore alla media.

Miglior brano: Fortunes Engraved in Blood

Voto

TRACKLIST:

  1. Banished to the Skies
  2. The Colossal Rage
  3. The Atrophied
  4. Spiral
  5. Fortunes Engraved in Blood
  6. Vapors
  7. The Thorns
  8. Blood Works
  9. The Dark Aura
  10. Veil of Disillusion

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