Extreme is the way

EXUMER – Death Mask Messiah

I tedeschi hanno realizzato un album che non solo sa di revival fatto bene, bensì anche di lucidità, consapevolezza e padronanza

Per riconoscere gli Exumer non ci vuole nessun documento d’identità, né tantomeno bisogna sforzarsi. Il thrash metal teutonico ha i suoi big 4 (Sodom, Kreator, Destruction e Tankard) ma la band di Francoforte, pur passando leggermente in secondo piano, non ha niente per cui sentirsi in difetto rispetto alle altre. Sia a livello storico che a livello stilistico.

Il primo Possessed by Fire risale al 1986, l’anno del picco massimo del genere, seguito da Rising from the Sea nel 1987, che hanno dato un forte impatto alla scena tedesca. Il sound tipico del thrash era appena stato forgiato sia in California, sia nelle altre zone della Germania (il solo Pleasure to Kill lo dimostra) ma gli Exumer non si sono tirati indietro nel seguire lo stesso schema: sound veloce, aggressivo e abrasivo, in piena tradizione teutonica, portandolo avanti fino all’ultimo Death Mask Messiah.

L’apertura è affidata alla title track, che parte diretta e senza fronzoli: il riff principale è secco e martellante, sostenuto da una batteria devastante e dalla voce rabbiosa di Mem V. Stein, mentre il ritornello introduce una componente più melodica e memorabile che impedisce al brano di ridursi a semplice furia. Blinding Skies prosegue sulla stessa strada ma con un’impronta leggermente più melodica e anthemica, mentre Sin Bleeder rappresenta uno degli episodi più feroci del disco. La voce di Stein è particolarmente velenosa, mentre il brano sfrutta una struttura più movimentata, nata inizialmente con numerosi cambi di tempo e spostamenti d’accento che la band ha poi semplificato per renderla più efficace e memorabile. Eradication è uno dei momenti più interessanti dell’intero album: le strofe hanno un andamento pesante e trascinante, quasi da headbanging obbligatorio, mentre il ritornello sembra progettato per esplodere dal vivo in mezzo al pubblico. Ravishing Waste cambia atmosfera introducendo inizialmente sonorità e campionamenti industrial, prima di esplodere nella classica cavalcata thrash. Il contrasto fra l’introduzione più straniante e la successiva esplosione ritmica rende il pezzo particolarmente efficace, mentre il riffing mantiene quella precisione chirurgica che caratterizza l’intero disco. Allocated Savagery alza nuovamente il livello di velocità e incorpora una marcata componente crossover, avvicinandosi per certi versi alla tradizione più ruvida e istintiva del thrash. Serpent rallenta parzialmente il ritmo e punta maggiormente sul groove e sulla pesantezza del riffing, mentre Fratricide sembra quasi guardare direttamente agli anni ‘80: l’arrangiamento è compatto, essenziale e costruito intorno a riff che sembrano pensati per essere ricordati e ripetuti dal vivo. Scorcher, breve e aggressiva, torna all’attacco con velocità e riff estremamente compatti, capaci di colpire immediatamente l’ascoltatore. Frozen Ground è uno dei punti più riusciti della parte finale e chiude la sequenza delle composizioni originali degli Exumer con un ritorno deciso alla brutalità. A chiudere il disco ci pensa Unchained Angel, cover dei Nasty Savage, che regala un ultimo momento di energia all’insieme.

41 anni e non sentirli. Così si potrebbe riassumere Death Mask Messiah, che riporta in auge un nome che è passato in sordina troppe volte. Gli Exumer hanno dato il meglio già molto tempo fa, ma quest’ultimo album non solo sa di revival fatto bene, bensì anche di lucidità, consapevolezza e padronanza. Aspetti che solo una band esperta come questa sa tenere saldi.

Miglior brano: Eradication

Voto

TRACKLIST:

  1. Death Mask Messiah
  2. Blinding Skies
  3. Sin Bleeder
  4. Eradication
  5. Ravishing Waste
  6. Allocated Savagery
  7. Serpent
  8. Fratricide
  9. Scorcher
  10. Frozen Ground
  11. Unchained Angel (Nasty Savage cover)

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