Stourbridge, ovest dell’Inghilterra. Nel 1976, quattro ragazzi decisero di formare un gruppo musicale in linea con il movimento dell’epoca. Il leader, Brian Tatler, impugnò la chitarra e reclutò prima il compagno di scuola Duncan Scott, molto abile alla batteria, poi il cantante Sean Harris. Trovare il bassista, però, si rivelò più difficile del previsto, finché non subentrò Collin Kimberley nel 1978, che finalmente diede alla band la sua stabilità.
Incisero i primi demo, entrarono a far parte del nascente circuito locale e arrivarono addirittura ad aprire alcuni concerti per gli Iron Maiden. Sì, proprio la band che, in futuro, si imporrà come la più autorevole nella corrente della New Wave Of British Heavy Metal, di cui anche questi quattro giovani musicisti facevano parte con il nome di Diamond Head.
Tuttavia, tra i precursori della corrente (quali Judas Priest, Motörhead e Rainbow) e coloro che la definirono, il loro nome passò sempre più in sordina, come se tra i vari Saxon, Angel Witch e Witchfinder General, che guadagnarono sempre più seguito, loro quasi non ci fossero. Eppure, ciò che hanno lasciato in eredità, proprio in quegli anni, ha avuto una sua risonanza, soprattutto se ci si riferisce al primo Lightning to the Nations e al secondo Borrowed Time.
Se da una parte, i nomi già citati stavano rendendo il proprio sound più saturo, dall’altra i Diamond Head rimasero ancorati alla melodia, con impronte rock-blues Led Zeppelin, ma senza distaccarsi dalle proprie radici tipicamente heavy metal. L’apertura con In the Heat of the Night è eccellente, grazie a un riff incisivo, un’atmosfera notturna coinvolgente e una grande interpretazione vocale di Sean Harris, risultando uno dei brani più riusciti del disco. To Heaven from Hell sviluppa invece un’impronta più epica, alternando momenti intensi e passaggi più pesanti in una composizione che cresce ascolto dopo ascolto. Call Me, scelto come singolo, punta su melodie immediate e un ritornello accattivante, mostrando il lato più accessibile della band senza sacrificare la qualità del lavoro chitarristico di Brian Tatler. La nuova versione di Lightning to the Nations beneficia di una produzione più potente e definita, anche se perde parte della spontaneità che rende memorabile l’originale del 1980. La title track si distingue per i suoi oltre sette minuti di heavy metal melodico ed epico, costruiti con grande equilibrio tra riff, cambi di atmosfera e uno splendido assolo, rappresentando uno dei migliori esempi della maturità compositiva del gruppo. Don’t You Ever Leave Me è una ballata intensa che cresce progressivamente fino a un finale energico, dimostrando la versatilità dei Diamond Head, pur risultando leggermente di riempimento. A chiudere c’è Am I Evil?, altra rilettura di un classico del debutto: la nuova registrazione è più pulita e meno aggressiva rispetto all’originale, ma conserva tutta la forza di una delle composizioni fondamentali dell’heavy metal britannico.
Non è difficile definire Borrowed Time per quello che è realmente: un classico dimenticato. I Diamond Head hanno composto un’opera che, forse, non ha ricevuto il giusto riconoscimento per ciò che ha lasciato nella storia dell’heavy metal. Eppure, non è stato casuale che band come i Metallica li abbiano omaggiati con tributi e cover varie, a dimostrazione di come un contributo importante, a questo genere, lo abbiano dato anche loro.
- Band: DIAMOND HEAD
- Durata: 42:11
- Data di uscita: 12 marzo 1982
- Etichetta: MCA Records
Miglior brano: Am I Evil?
Voto
TRACKLIST:
- In the Heat of the Night
- To Heaven from Hell
- Call Me
- Lightning to the Nations
- Borrowed Time
- Don’t You Ever Leave Me
- Am I Evil?
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