Extreme is the way

DYING FETUS – Make Them Beg for Death

I Dying Fetus hanno centrato nuovamente il loro obiettivo: mostrarsi cattivi ed efferati, con una produzione al passo coi tempi e con un songwriting diretto

THANTIFAXATH – Hive Mind Narcosis

L’album conferma il talento visionario dei musicisti di Toronto, autori di un sound fuori dagli schemi che è diventato un marchio di fabbrica

VOMITORY – All Heads Are Gonna Roll

Con il mixing migliorato notevolmente si avrà l’impressione di tornare ai vecchi tempi, ma con una buona ondata d’aria fresca, con un risultato che, in fin dei conti, è più che positivo

GAROTED – Bewitchment of the Dark Age

Il disco non presenta nessuna costruzione enigmatica o cervellotica dettata dal caos, ma inquadra invece la perfetta dimensione del death metal di sanguinosa tradizione statunitense

CATTLE DECAPITATION – Terrasite

Terrasite è l’apoteosi del grind, un violento ma chirurgico bombardamento sonoro in cui nulla è accidentale, ma è tutto messo lì appositamente per superare il limite

IRON MAIDEN – The Number of the Beast

L’impronta che quest’album ha lasciato nel metal, ma anche nella musica in generale, è ancora oggi indelebile a distanza di 41 anni per i suoi brani epici, per la sua copertina diventata ormai un’icona, ma soprattutto per aver definito ancor più nel dettaglio il concetto di “heavy metal” come lo si conosce oggi

ENSLAVED – Heimdal

Da un moniker che mantiene solida la propria identità da più di tre decenni sarebbe difficile aspettarsi un’evoluzione così netta da album in album, ma Heimdal conferma l’eccezione alla regola

THE ABBEY – Word of Sin

Word of Sin è una miscela perfetta tra prog rock anni ’70 di influenza dei King Crimson e doom metal alla Candlemass, facendo vivere all’ascoltatore un’esperienza mistica

HØSTSOL – Länge Leve Döden

Il giusto rapporto tra bellezza e violenza in un equilibrio irrequieto. Così si potrebbe riassumere il concetto che caratterizza gli Høstsol e la loro impresa raggiunta in questo album

OBITUARY – Dying of Everything

La band di John Tardy è andata avanti mantenendo la propria identità, senza stravolgere la sua formula stilistica e senza cambiare il suo profilo, sempre fedele alla vecchia scuola floridiana

DYING FETUS – Make Them Beg for Death

I Dying Fetus hanno centrato nuovamente il loro obiettivo: mostrarsi cattivi ed efferati, con una produzione al passo coi tempi e con un songwriting diretto

THANTIFAXATH – Hive Mind Narcosis

L’album conferma il talento visionario dei musicisti di Toronto, autori di un sound fuori dagli schemi che è diventato un marchio di fabbrica

VOMITORY – All Heads Are Gonna Roll

Con il mixing migliorato notevolmente si avrà l’impressione di tornare ai vecchi tempi, ma con una buona ondata d’aria fresca, con un risultato che, in fin dei conti, è più che positivo

GAROTED – Bewitchment of the Dark Age

Il disco non presenta nessuna costruzione enigmatica o cervellotica dettata dal caos, ma inquadra invece la perfetta dimensione del death metal di sanguinosa tradizione statunitense

CATTLE DECAPITATION – Terrasite

Terrasite è l’apoteosi del grind, un violento ma chirurgico bombardamento sonoro in cui nulla è accidentale, ma è tutto messo lì appositamente per superare il limite

IRON MAIDEN – The Number of the Beast

L’impronta che quest’album ha lasciato nel metal, ma anche nella musica in generale, è ancora oggi indelebile a distanza di 41 anni per i suoi brani epici, per la sua copertina diventata ormai un’icona, ma soprattutto per aver definito ancor più nel dettaglio il concetto di “heavy metal” come lo si conosce oggi

ENSLAVED – Heimdal

Da un moniker che mantiene solida la propria identità da più di tre decenni sarebbe difficile aspettarsi un’evoluzione così netta da album in album, ma Heimdal conferma l’eccezione alla regola

THE ABBEY – Word of Sin

Word of Sin è una miscela perfetta tra prog rock anni ’70 di influenza dei King Crimson e doom metal alla Candlemass, facendo vivere all’ascoltatore un’esperienza mistica

HØSTSOL – Länge Leve Döden

Il giusto rapporto tra bellezza e violenza in un equilibrio irrequieto. Così si potrebbe riassumere il concetto che caratterizza gli Høstsol e la loro impresa raggiunta in questo album

OBITUARY – Dying of Everything

La band di John Tardy è andata avanti mantenendo la propria identità, senza stravolgere la sua formula stilistica e senza cambiare il suo profilo, sempre fedele alla vecchia scuola floridiana