Mai sottovalutare una band come gli Archgoat. I finlandesi, dalla loro reunion, sono riusciti ad andare avanti senza sosta, confermandosi, migliorandosi e imponendosi sempre di più come assoluti leader nel black/death più efferato.
Lo avevano dimostrato i capitoli precedenti come The Luciferian Crown e Worship the Eternal Darkness in cui il sound è leggermente più sofisticato, ma non per questo meno aggressivo, mettendo insieme benissimo l’attitudine bestiale del loro sound con una pulizia più nitida, con il risultato che rispecchia pienamente il nuovo Nightbringer, Lightbringer.
L’opener Invocation 666 prepara l’ingresso alla title track che, in piena tradizione Archgoat, alterna riff marci e primitivi a un incedere death/black estremamente compatto, con le vocals cavernose di Lord Angelslayer che sembrano provenire direttamente da una cripta, mentre il contrasto fra le accelerazioni furiose e i passaggi più lenti dà al pezzo una notevole forza evocativa. The Dawn to Armageddon è uno degli episodi più articolati, costruito su una successione di riff che mantiene costantemente alta la tensione e porta la band a lavorare maggiormente sull’atmosfera senza rinunciare alla propria brutalità. Iconoclasm the Nazarene torna a colpire in maniera più diretta, concentrando in poco più di tre minuti una ferocia esecutiva quasi animalesca, mentre Blood of Jesus Spilling upon the Earth sviluppa ulteriormente il lato più oscuro del gruppo, con la produzione più pulita che, in questo caso, permette a basso e batteria di dare al brano quella consistenza fisica che è fondamentale per il sound della band. The Stygian Millenium è uno dei momenti in cui emerge un lato atmosferico della band, mentre Invocation 999 prende il ruolo del brano in apertura, dividendo il disco a metà per introdurre Keys of Hell and of Death, che riparte con riff più aggressivi e una batteria devastante. The Light Behind the Horns è uno degli episodi più evocativi del lotto, con un riffing che sembra trascinare il brano verso un sound sempre più infernale, con le tastiere a dare più profondità; Reaper of Christianity è invece un assalto frontale, diretto e feroce, nel quale la batteria di Goat Aggressor e le chitarre di Ritual Butcherer lavorano insieme per creare una massa sonora compatta e aggressiva, mentre la voce di Angelslayer mantiene quel tono gutturale e inumano che è ormai uno dei marchi di fabbrica del gruppo. Obsidian Reflection of Anti-Light, infine, chiude il disco con oltre cinque minuti, sfruttando maggiormente la durata per costruire un finale pesante, oscuro e quasi monumentale, nel quale tutti gli elementi dell’album (riff primordiali, blast beat, atmosfere rituali, vocals cavernose e momenti più lenti) si mixano perfettamente.
Non di certo una novità assoluta per chi già li conosce, ma Nightbringer, Lightbringer è un ulteriore upgrade per gli Archgoat, mostrando la loro maestria nel sottogenere che li ha resi grandi e che continua a confermarli tra i grandi. Un album che non cede di intensità, ma la amplifica con elementi aggiuntivi inseriti nei vari brani senza snaturare il loro sound. Tratto tipico di chi, appunto, sa bene come suonare un sottogenere.
- Band: ARCHGOAT
- Durata: 41:23
- Data di uscita: 11 settembre 2026
- Etichetta: Debemur Morti Productions
Miglior brano: The Light Behind the Horns
Voto
TRACKLIST:
- Invocation 666
- Nightbringer, Lightbringer
- The Dawn to Armageddon
- Iconoclasm the Nazarene
- Blood of Jesus Spilling upon the Earth
- The Stygian Millenium
- Invocation 999
- Keys of Hell and of Death
- The Light Behind the Horns
- Reaper of Christianity
- Obsidian Reflection of Anti-Light
Profili social della band
Piattaforme streaming
Articoli correlati

UNHOLY ARCHANGEL – The Wrath of Kosmosistis

FERAL FORMS – Through Demonic Spell
