
La scena underground italiana è piena di band che hanno fatto la storia del metal a livello nazionale ed internazionale. Sono tanti i gruppi che, al di fuori della penisola, hanno riscosso un enorme seguito: dai Fulci ai Fleshgod Apocalypse, fino ai Cripple Bastards e ai Rhapsody of Fire, tutti provenienti da varie zone d’Italia, specialmente dalle grandi città che, col passare del tempo, hanno sviluppato scene non indifferenti. E tra le più importanti rientra anche Genova.
Il capoluogo ligure è stato sempre al passo con gli altri grandi centri come Roma, Milano e Torino, sviluppando un movimento underground fondamentale grazie a band storiche che hanno avuto un peso enorme per la scena della città e dell’intero Paese, arrivando in seguito anche al di fuori dei confini nazionali.
Se città come Birmingham, Tampa o Göteborg sono diventate sinonimo di determinati suoni, Genova rappresenta un caso particolare: una scena relativamente piccola capace però di esprimere eccellenze in sottogeneri molto diversi tra loro.
La scena underground italiana è piena di band che hanno fatto la storia del metal a livello nazionale ed internazionale. Sono tanti i gruppi che, al di fuori della penisola, hanno riscosso un enorme seguito: dai Fulci ai Fleshgod Apocalypse, fino ai Cripple Bastards e ai Rhapsody of Fire, tutti provenienti da varie zone d’Italia, specialmente dalle grandi città che, col passare del tempo, hanno sviluppato scene non indifferenti. E tra le più importanti rientra anche Genova.
Il capoluogo ligure è stato sempre al passo con gli altri grandi centri come Roma, Milano e Torino, sviluppando un movimento underground fondamentale grazie a band storiche che hanno avuto un peso enorme per la scena della città e dell’intero Paese, arrivando in seguito anche al di fuori dei confini nazionali.
Se città come Birmingham, Tampa o Göteborg sono diventate sinonimo di determinati suoni, Genova rappresenta un caso particolare: una scena relativamente piccola capace però di esprimere eccellenze in sottogeneri molto diversi tra loro.
La scena underground italiana è piena di band che hanno fatto la storia del metal a livello nazionale ed internazionale. Sono tanti i gruppi che, al di fuori della penisola, hanno riscosso un enorme seguito: dai Fulci ai Fleshgod Apocalypse, fino ai Cripple Bastards e ai Rhapsody of Fire, tutti provenienti da varie zone d’Italia, specialmente dalle grandi città che, col passare del tempo, hanno sviluppato scene non indifferenti. E tra le più importanti rientra anche Genova.
Il capoluogo ligure è stato sempre al passo con gli altri grandi centri come Roma, Milano e Torino, sviluppando un forte movimento underground grazie a band storiche che hanno avuto un peso enorme per la scena della città e dell’intero Paese, arrivando in seguito anche al di fuori dei confini nazionali.
Se città come Birmingham, Tampa o Göteborg sono diventate sinonimo di determinati suoni, Genova rappresenta un caso particolare: una scena relativamente piccola capace però di esprimere eccellenze in sottogeneri molto diversi tra loro.
La scena underground italiana è piena di band che hanno fatto la storia del metal a livello nazionale ed internazionale. Sono tanti i gruppi che, al di fuori della penisola, hanno riscosso un enorme seguito: dai Fulci ai Fleshgod Apocalypse, fino ai Cripple Bastards e ai Rhapsody of Fire, tutti provenienti da varie zone d’Italia, specialmente dalle grandi città che, col passare del tempo, hanno sviluppato scene non indifferenti. E tra le più importanti rientra anche Genova.
Il capoluogo ligure è stato sempre al passo con gli altri grandi centri come Roma, Milano e Torino, sviluppando un movimento underground fondamentale grazie a band storiche che hanno avuto un peso enorme per la scena della città e dell’intero Paese, arrivando in seguito anche al di fuori dei confini nazionali.
Se città come Birmingham, Tampa o Göteborg sono diventate sinonimo di determinati suoni, Genova rappresenta un caso particolare: una scena relativamente piccola capace però di esprimere eccellenze in sottogeneri molto diversi tra loro.
La scena underground italiana è piena di band che hanno fatto la storia del metal a livello nazionale ed internazionale. Sono tanti i gruppi che, al di fuori della penisola, hanno riscosso un enorme seguito: dai Fulci ai Fleshgod Apocalypse, fino ai Cripple Bastards e ai Rhapsody of Fire, tutti provenienti da varie zone d’Italia, specialmente dalle grandi città che, col passare del tempo, hanno sviluppato scene non indifferenti. E tra le più importanti rientra anche Genova.
Il capoluogo ligure è stato sempre al passo con gli altri grandi centri come Roma, Milano e Torino, sviluppando un movimento underground fondamentale grazie a band storiche che hanno avuto un peso enorme per la scena della città e dell’intero Paese, arrivando in seguito anche al di fuori dei confini nazionali.
Se città come Birmingham, Tampa o Göteborg sono diventate sinonimo di determinati suoni, Genova rappresenta un caso particolare: una scena relativamente piccola capace però di esprimere eccellenze in sottogeneri molto diversi tra loro.

Parlare di metal genovese significa inevitabilmente partire dai Necrodeath. Nati nel 1984, hanno contribuito a definire il linguaggio del thrash estremo italiano quando il genere era ancora agli albori, arrivando a influenzare anche la nascente scena black europea. La band di Flegias, sin dagli albori, ha creato un sound capace di mescolare entrambi i sottogeneri alla perfezione, come si evince in Into the Macabre (1987) e Fragments of Insanity (1989) che restano pietre miliari dell’underground europeo, assieme anche ai capitoli successivi come Black as Pitch, Ton(e)s of Hate e 100% Hell. Nel 2025, dopo quattro decenni di un’eccellente carriera, i Necrodeath si sono sciolti, ma sulla loro importanza c’è poco da discutere: molte personalità nel mondo del metal, infatti, hanno espresso ammirazione nei loro confronti, specialmente Phil Anselmo, che più volte ha ammesso di essere un loro fan.
Parlare di metal genovese significa inevitabilmente partire dai Necrodeath. Nati nel 1984, hanno contribuito a definire il linguaggio del thrash estremo italiano quando il genere era ancora agli albori, arrivando a influenzare anche la nascente scena black europea. La band di Flegias, sin dagli albori, ha creato un sound capace di mescolare entrambi i sottogeneri alla perfezione, come si evince in Into the Macabre (1987) e Fragments of Insanity (1989) che restano pietre miliari dell’underground europeo, assieme anche ai capitoli successivi come Black as Pitch, Ton(e)s of Hate e 100% Hell. Nel 2025, dopo quattro decenni di un’eccellente carriera, i Necrodeath si sono sciolti, ma sulla loro importanza c’è poco da discutere: molte personalità nel mondo del metal, infatti, hanno espresso ammirazione nei loro confronti, specialmente Phil Anselmo, che più volte ha ammesso di essere un loro fan.
Parlare di metal genovese significa inevitabilmente partire dai Necrodeath. Nati nel 1984, hanno contribuito a definire il linguaggio del thrash estremo italiano quando il genere era ancora agli albori, arrivando a influenzare anche la nascente scena black europea. La band di Flegias, sin dagli albori, ha creato un sound capace di mescolare entrambi i sottogeneri alla perfezione, come si evince in Into the Macabre (1987) e Fragments of Insanity (1989) che restano pietre miliari dell’underground europeo, assieme anche ai capitoli successivi come Black as Pitch, Ton(e)s of Hate e 100% Hell. Nel 2025, dopo quattro decenni di un’eccellente carriera, i Necrodeath si sono sciolti, ma sulla loro importanza c’è poco da discutere: molte personalità nel mondo del metal, infatti, hanno espresso ammirazione nei loro confronti, specialmente Phil Anselmo, che più volte ha ammesso di essere un loro fan.
Parlare di metal genovese significa inevitabilmente partire dai Necrodeath. Nati nel 1984, hanno contribuito a definire il linguaggio del thrash estremo italiano quando il genere era ancora agli albori, arrivando a influenzare anche la nascente scena black europea. La band di Flegias, sin dagli albori, ha creato un sound capace di mescolare entrambi i sottogeneri alla perfezione, come si evince in Into the Macabre (1987) e Fragments of Insanity (1989) che restano pietre miliari dell’underground europeo, assieme anche ai capitoli successivi come Black as Pitch, Ton(e)s of Hate e 100% Hell. Nel 2025, dopo quattro decenni di un’eccellente carriera, i Necrodeath si sono sciolti, ma sulla loro importanza c’è poco da discutere: molte personalità nel mondo del metal, infatti, hanno espresso ammirazione nei loro confronti, specialmente Phil Anselmo, che più volte ha ammesso di essere un loro fan.
Parlare di metal genovese significa inevitabilmente partire dai Necrodeath. Nati nel 1984, hanno contribuito a definire il linguaggio del thrash estremo italiano quando il genere era ancora agli albori, arrivando a influenzare anche la nascente scena black europea. La band di Flegias, sin dagli albori, ha creato un sound capace di mescolare entrambi i sottogeneri alla perfezione, come si evince in Into the Macabre (1987) e Fragments of Insanity (1989) che restano pietre miliari dell’underground europeo, assieme anche ai capitoli successivi come Black as Pitch, Ton(e)s of Hate e 100% Hell. Nel 2025, dopo quattro decenni di un’eccellente carriera, i Necrodeath si sono sciolti, ma sulla loro importanza c’è poco da discutere: molte personalità nel mondo del metal, infatti, hanno espresso ammirazione nei loro confronti, specialmente Phil Anselmo, che più volte ha ammesso di essere un loro fan.

Il progressive death metal è un genere che, nella memoria collettiva, viene associato alla Florida, essendosi sviluppato lì grazie a band quali Atheist, Cynic e gli stessi Death. Eppure, nello stesso periodo, anche in Italia ci furono dei musicisti che replicarono e introdussero queste sonorità. Sì, perché i Sadist, pilastri della scena estrema genovese, sono stati tra i primi in assoluto a far conoscere il prog death nel nostro Paese grazie ad album come Above the Light (1993), Tribe (1995) e Crust (1997), in cui tastiere, cambi di tempo e una tecnica sopraffina, hanno reso il gruppo di Trevor e Tommy Talamanca uno dei nomi più rispettati del panorama internazionale.
Il progressive death metal è un genere che, nella memoria collettiva, viene associato alla Florida, essendosi sviluppato lì grazie a band quali Atheist, Cynic e gli stessi Death. Eppure, nello stesso periodo, anche in Italia ci furono dei musicisti che replicarono e introdussero queste sonorità. Sì, perché i Sadist, pilastri della scena estrema genovese, sono stati tra i primi in assoluto a far conoscere il prog death nel nostro Paese grazie ad album come Above the Light (1993), Tribe (1995) e Crust (1997), in cui tastiere, cambi di tempo e una tecnica sopraffina, hanno reso il gruppo di Trevor e Tommy Talamanca uno dei nomi più rispettati del panorama internazionale.
Il progressive death metal è un genere che, nella memoria collettiva, viene associato alla Florida, essendosi sviluppato lì grazie a band quali Atheist, Cynic e gli stessi Death. Eppure, nello stesso periodo, anche in Italia ci furono dei musicisti che replicarono e introdussero queste sonorità. Sì, perché i Sadist, pilastri della scena estrema genovese, sono stati tra i primi in assoluto a far conoscere il prog death nel nostro Paese grazie ad album come Above the Light (1993), Tribe (1995) e Crust (1997), in cui tastiere, cambi di tempo e una tecnica sopraffina, hanno reso il gruppo di Trevor e Tommy Talamanca uno dei nomi più rispettati del panorama internazionale.
Il progressive death metal è un genere che, nella memoria collettiva, viene associato alla Florida, essendosi sviluppato lì grazie a band quali Atheist, Cynic e gli stessi Death. Eppure, nello stesso periodo, anche in Italia ci furono dei musicisti che replicarono e introdussero queste sonorità. Sì, perché i Sadist, pilastri della scena estrema genovese, sono stati tra i primi in assoluto a far conoscere il prog death nel nostro Paese grazie ad album come Above the Light (1993), Tribe (1995) e Crust (1997), in cui tastiere, cambi di tempo e una tecnica sopraffina, hanno reso il gruppo di Trevor e Tommy Talamanca uno dei nomi più rispettati del panorama internazionale.
Il progressive death metal è un genere che, nella memoria collettiva, viene associato alla Florida, essendosi sviluppato lì grazie a band quali Atheist, Cynic e gli stessi Death. Eppure, nello stesso periodo, anche in Italia ci furono dei musicisti che replicarono e introdussero queste sonorità. Sì, perché i Sadist, pilastri della scena estrema genovese, sono stati tra i primi in assoluto a far conoscere il prog death nel nostro Paese grazie ad album come Above the Light (1993), Tribe (1995) e Crust (1997), in cui tastiere, cambi di tempo e una tecnica sopraffina, hanno reso il gruppo di Trevor e Tommy Talamanca uno dei nomi più rispettati del panorama internazionale.

Dal progressive death passiamo al brutal death, con un’altra band che ha contribuito a renderlo popolare nella Penisola. Gli Antropofagus, attivi dal 1997, hanno subito un lungo periodo di stop tra il 2001 e il 2011, ma non hanno mai smesso di realizzare lavori di qualità. Il debutto No Waste of Flesh (1999) ne fu una prova, ma anche Architecture of Lust (2012) e l’ultimo Origin (2022) hanno dato una forte scossa alla scena, seppur già affermata, a dimostrazione di come Meatgrinder e compagni siano sempre in prima linea nel portare in alto il nome di Genova nella scena estrema italiana e anche straniera.
Dal progressive death passiamo al brutal death, con un’altra band che ha contribuito a renderlo popolare nella Penisola. Gli Antropofagus, attivi dal 1997, hanno subito un lungo periodo di stop tra il 2001 e il 2011, ma non hanno mai smesso di realizzare lavori di qualità. Il debutto No Waste of Flesh (1999) ne fu una prova, ma anche Architecture of Lust (2012) e l’ultimo Origin (2022) hanno dato una forte scossa alla scena, seppur già affermata, a dimostrazione di come Meatgrinder e compagni siano sempre in prima linea nel portare in alto il nome di Genova nella scena estrema italiana e anche straniera.
Dal progressive death passiamo al brutal death, con un’altra band che ha contribuito a renderlo popolare nella Penisola. Gli Antropofagus, attivi dal 1997, hanno subito un lungo periodo di stop tra il 2001 e il 2011, ma non hanno mai smesso di realizzare lavori di qualità. Il debutto No Waste of Flesh (1999) ne fu una prova, ma anche Architecture of Lust (2012) e l’ultimo Origin (2022) hanno dato una forte scossa alla scena, seppur già affermata, a dimostrazione di come Meatgrinder e compagni siano sempre in prima linea nel portare in alto il nome di Genova nella scena estrema italiana e anche straniera.
Dal progressive death passiamo al brutal death, con un’altra band che ha contribuito a renderlo popolare nella Penisola. Gli Antropofagus, attivi dal 1997, hanno subito un lungo periodo di stop tra il 2001 e il 2011, ma non hanno mai smesso di realizzare lavori di qualità. Il debutto No Waste of Flesh (1999) ne fu una prova, ma anche Architecture of Lust (2012) e l’ultimo Origin (2022) hanno dato una forte scossa alla scena, seppur già affermata, a dimostrazione di come Meatgrinder e compagni siano sempre in prima linea nel portare in alto il nome di Genova nella scena estrema italiana e anche straniera.
Dal progressive death passiamo al brutal death, con un’altra band che ha contribuito a renderlo popolare nella Penisola. Gli Antropofagus, attivi dal 1997, hanno subito un lungo periodo di stop tra il 2001 e il 2011, ma non hanno mai smesso di realizzare lavori di qualità. Il debutto No Waste of Flesh (1999) ne fu una prova, ma anche Architecture of Lust (2012) e l’ultimo Origin (2022) hanno dato una forte scossa alla scena, seppur già affermata, a dimostrazione di come Meatgrinder e compagni siano sempre in prima linea nel portare in alto il nome di Genova nella scena estrema italiana e anche straniera.

Poche band hanno saputo costruire un’identità così personale come gli Abysmal Grief. Il loro marchio di fabbrica è un sound lento e opprimente, tipico della tradizione doom, arricchito dall’uso dell’organo Hammond e di tastiere vintage, elementi che contribuiscono a creare atmosfere inquietanti e cinematografiche. Sin dall’omonimo album d’esordio, il trio ha saputo costruire una discografia convincente, colma di capitoli memorabili quali Blasphema Secta (2018) e l’ultimo Taetra Philosophia (2025) che sono diventati, col passare del tempo, autentici punti di riferimento per gli appassionati dell’occult doom.
Poche band hanno saputo costruire un’identità così personale come gli Abysmal Grief. Il loro marchio di fabbrica è un sound lento e opprimente, tipico della tradizione doom, arricchito dall’uso dell’organo Hammond e di tastiere vintage, elementi che contribuiscono a creare atmosfere inquietanti e cinematografiche. Sin dall’omonimo album d’esordio, il trio ha saputo costruire una discografia convincente, colma di capitoli memorabili quali Blasphema Secta (2018) e l’ultimo Taetra Philosophia (2025) che sono diventati, col passare del tempo, autentici punti di riferimento per gli appassionati dell’occult doom.
Poche band hanno saputo costruire un’identità così personale come gli Abysmal Grief. Il loro marchio di fabbrica è un sound lento e opprimente, tipico della tradizione doom, arricchito dall’uso dell’organo Hammond e di tastiere vintage, elementi che contribuiscono a creare atmosfere inquietanti e cinematografiche. Sin dall’omonimo album d’esordio, il trio ha saputo costruire una discografia convincente, colma di capitoli memorabili quali Blasphema Secta (2018) e l’ultimo Taetra Philosophia (2025) che sono diventati, col passare del tempo, autentici punti di riferimento per gli appassionati dell’occult doom.
Poche band hanno saputo costruire un’identità così personale come gli Abysmal Grief. Il loro marchio di fabbrica è un sound lento e opprimente, tipico della tradizione doom, arricchito dall’uso dell’organo Hammond e di tastiere vintage, elementi che contribuiscono a creare atmosfere inquietanti e cinematografiche. Sin dall’omonimo album d’esordio, il trio ha saputo costruire una discografia convincente, colma di capitoli memorabili quali Blasphema Secta (2018) e l’ultimo Taetra Philosophia (2025) che sono diventati, col passare del tempo, autentici punti di riferimento per gli appassionati dell’occult doom.
Poche band hanno saputo costruire un’identità così personale come gli Abysmal Grief. Il loro marchio di fabbrica è un sound lento e opprimente, tipico della tradizione doom, arricchito dall’uso dell’organo Hammond e di tastiere vintage, elementi che contribuiscono a creare atmosfere inquietanti e cinematografiche. Sin dall’omonimo album d’esordio, il trio ha saputo costruire una discografia convincente, colma di capitoli memorabili quali Blasphema Secta (2018) e l’ultimo Taetra Philosophia (2025) che sono diventati, col passare del tempo, autentici punti di riferimento per gli appassionati dell’occult doom.

Se con i Necrodeath Pier Gonella ha contribuito a scrivere pagine importanti del metal estremo italiano, con i Mastercastle ha dato vita a un progetto capace di mettere in mostra un volto completamente diverso della sua creatività. Fondata nel 2008 insieme alla cantante Giorgia Gueglio, la band propone un heavy/power metal dalle forti influenze neoclassiche, dove tecnica, melodia e virtuosismo chitarristico convivono in perfetto equilibrio. Album come The Phoenix (2009), Dangerous Diamonds (2011) e Wine of Heaven (2017) hanno permesso alla band di costruirsi una solida reputazione nella scena europea. Pur muovendosi lontano dalle sonorità estreme dei Necrodeath, i Mastercastle conservano la stessa cura per gli arrangiamenti e la stessa attenzione alla tecnica che caratterizzano il percorso del loro fondatore.
Se con i Necrodeath Pier Gonella ha contribuito a scrivere pagine importanti del metal estremo italiano, con i Mastercastle ha dato vita a un progetto capace di mettere in mostra un volto completamente diverso della sua creatività. Fondata nel 2008 insieme alla cantante Giorgia Gueglio, la band propone un heavy/power metal dalle forti influenze neoclassiche, dove tecnica, melodia e virtuosismo chitarristico convivono in perfetto equilibrio. Album come The Phoenix (2009), Dangerous Diamonds (2011) e Wine of Heaven (2017) hanno permesso alla band di costruirsi una solida reputazione nella scena europea. Pur muovendosi lontano dalle sonorità estreme dei Necrodeath, i Mastercastle conservano la stessa cura per gli arrangiamenti e la stessa attenzione alla tecnica che caratterizzano il percorso del loro fondatore.
Se con i Necrodeath Pier Gonella ha contribuito a scrivere pagine importanti del metal estremo italiano, con i Mastercastle ha dato vita a un progetto capace di mettere in mostra un volto completamente diverso della sua creatività. Fondata nel 2008 insieme alla cantante Giorgia Gueglio, la band propone un heavy/power metal dalle forti influenze neoclassiche, dove tecnica, melodia e virtuosismo chitarristico convivono in perfetto equilibrio. Album come The Phoenix (2009), Dangerous Diamonds (2011) e Wine of Heaven (2017) hanno permesso alla band di costruirsi una solida reputazione nella scena europea. Pur muovendosi lontano dalle sonorità estreme dei Necrodeath, i Mastercastle conservano la stessa cura per gli arrangiamenti e la stessa attenzione alla tecnica che caratterizzano il percorso del loro fondatore.
Se con i Necrodeath Pier Gonella ha contribuito a scrivere pagine importanti del metal estremo italiano, con i Mastercastle ha dato vita a un progetto capace di mettere in mostra un volto completamente diverso della sua creatività. Fondata nel 2008 insieme alla cantante Giorgia Gueglio, la band propone un heavy/power metal dalle forti influenze neoclassiche, dove tecnica, melodia e virtuosismo chitarristico convivono in perfetto equilibrio. Album come The Phoenix (2009), Dangerous Diamonds (2011) e Wine of Heaven (2017) hanno permesso alla band di costruirsi una solida reputazione nella scena europea. Pur muovendosi lontano dalle sonorità estreme dei Necrodeath, i Mastercastle conservano la stessa cura per gli arrangiamenti e la stessa attenzione alla tecnica che caratterizzano il percorso del loro fondatore.
Se con i Necrodeath Pier Gonella ha contribuito a scrivere pagine importanti del metal estremo italiano, con i Mastercastle ha dato vita a un progetto capace di mettere in mostra un volto completamente diverso della sua creatività. Fondata nel 2008 insieme alla cantante Giorgia Gueglio, la band propone un heavy/power metal dalle forti influenze neoclassiche, dove tecnica, melodia e virtuosismo chitarristico convivono in perfetto equilibrio. Album come The Phoenix (2009), Dangerous Diamonds (2011) e Wine of Heaven (2017) hanno permesso alla band di costruirsi una solida reputazione nella scena europea. Pur muovendosi lontano dalle sonorità estreme dei Necrodeath, i Mastercastle conservano la stessa cura per gli arrangiamenti e la stessa attenzione alla tecnica che caratterizzano il percorso del loro fondatore.

Tornando di nuovo su sponde estreme, i Winternius rappresentano il ponte tra il passato e il presente della scena genovese. Il sound di base si muove tra black e death metal, ma incorpora numerose influenze melodiche, atmosferiche e progressive, dando vita a composizioni ricche di sfumature e lontane dai cliché del genere. L’approccio è moderno, ma profondamente radicato nella tradizione del metal estremo europeo, con particolare attenzione alla componente atmosferica e alla qualità degli arrangiamenti. Pur essendo ancora all’inizio del proprio percorso, i Winternius hanno già attirato l’interesse dell'audience estrema con i due album Open the Portal (2020) e Underwater Darkness (2025) imponendosi come una delle realtà emergenti più interessanti della Liguria.
Tornando di nuovo su sponde estreme, i Winternius rappresentano il ponte tra il passato e il presente della scena genovese. Il sound di base si muove tra black e death metal, ma incorpora numerose influenze melodiche, atmosferiche e progressive, dando vita a composizioni ricche di sfumature e lontane dai cliché del genere. L’approccio è moderno, ma profondamente radicato nella tradizione del metal estremo europeo, con particolare attenzione alla componente atmosferica e alla qualità degli arrangiamenti. Pur essendo ancora all’inizio del proprio percorso, i Winternius hanno già attirato l’interesse dell'audience estrema con i due album Open the Portal (2020) e Underwater Darkness (2025) imponendosi come una delle realtà emergenti più interessanti della Liguria.
Tornando di nuovo su sponde estreme, i Winternius rappresentano il ponte tra il passato e il presente della scena genovese. Il sound di base si muove tra black e death metal, ma incorpora numerose influenze melodiche, atmosferiche e progressive, dando vita a composizioni ricche di sfumature e lontane dai cliché del genere. L’approccio è moderno, ma profondamente radicato nella tradizione del metal estremo europeo, con particolare attenzione alla componente atmosferica e alla qualità degli arrangiamenti. Pur essendo ancora all’inizio del proprio percorso, i Winternius hanno già attirato l’interesse dell'audience estrema con i due album Open the Portal (2020) e Underwater Darkness (2025) imponendosi come una delle realtà emergenti più interessanti della Liguria.
Tornando di nuovo su sponde estreme, i Winternius rappresentano il ponte tra il passato e il presente della scena genovese. Il sound di base si muove tra black e death metal, ma incorpora numerose influenze melodiche, atmosferiche e progressive, dando vita a composizioni ricche di sfumature e lontane dai cliché del genere. L’approccio è moderno, ma profondamente radicato nella tradizione del metal estremo europeo, con particolare attenzione alla componente atmosferica e alla qualità degli arrangiamenti. Pur essendo ancora all’inizio del proprio percorso, i Winternius hanno già attirato l’interesse dell'audience estrema con i due album Open the Portal (2020) e Underwater Darkness (2025) imponendosi come una delle realtà emergenti più interessanti della Liguria.
Tornando di nuovo su sponde estreme, i Winternius rappresentano il ponte tra il passato e il presente della scena genovese. Il sound di base si muove tra black e death metal, ma incorpora numerose influenze melodiche, atmosferiche e progressive, dando vita a composizioni ricche di sfumature e lontane dai cliché del genere. L’approccio è moderno, ma profondamente radicato nella tradizione del metal estremo europeo, con particolare attenzione alla componente atmosferica e alla qualità degli arrangiamenti. Pur essendo ancora all’inizio del proprio percorso, i Winternius hanno già attirato l’interesse dell'audience estrema con i due album Open the Portal (2020) e Underwater Darkness (2025) imponendosi come una delle realtà emergenti più interessanti della Liguria.
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