
Quando si parla di Mondiali, il pensiero si concentra subito sugli inni ufficiali, sulle hit da classifica e sulle canzoni che accompagnano ogni edizione della Coppa del Mondo. Il metal, invece, ha quasi sempre giocato un'altra partita. Raramente le band hanno rivolto la propria attenzione al torneo più seguito del pianeta, ma nel corso degli anni non sono mancate alcune sorprendenti eccezioni, dato che anche in questa dimensione ci sono musicisti che di calcio ne masticano parecchio, arrivando addirittura a sostenere alcune squadre direttamente sul campo.
Per questo, alcuni di loro, hanno composto brani con espliciti riferimenti alla massima competizione calcistica del globo, rievocando episodi famosi, slogan iconici e tifo sfegatato per le nazionali di appartenenza.
Quando si parla di Mondiali, il pensiero si concentra subito sugli inni ufficiali, sulle hit da classifica e sulle canzoni che accompagnano ogni edizione della Coppa del Mondo. Il metal, invece, ha quasi sempre giocato un’altra partita. Raramente le band hanno rivolto la propria attenzione al torneo più seguito del pianeta, ma nel corso degli anni non sono mancate alcune sorprendenti eccezioni, dato che anche in questa dimensione ci sono musicisti che di calcio ne masticano parecchio, arrivando addirittura a sostenere alcune squadre direttamente sul campo.
Per questo, alcuni di loro, hanno composto brani con espliciti riferimenti alla massima competizione calcistica del globo, rievocando episodi famosi, slogan iconici e tifo sfegatato per le nazionali di appartenenza.
Quando si parla di Mondiali, il pensiero si concentra subito sugli inni ufficiali, sulle hit da classifica e sulle canzoni che accompagnano ogni edizione della Coppa del Mondo. Il metal, invece, ha quasi sempre giocato un’altra partita. Raramente le band hanno rivolto la propria attenzione al torneo più seguito del pianeta, ma nel corso degli anni non sono mancate alcune sorprendenti eccezioni, dato che anche in questa dimensione ci sono musicisti che di calcio ne masticano parecchio, arrivando addirittura a sostenere alcune squadre direttamente sul campo.
Per questo, alcuni di loro, hanno composto brani con espliciti riferimenti alla massima competizione calcistica del globo, rievocando episodi famosi, slogan iconici e tifo sfegatato per le nazionali di appartenenza.
Quando si parla di Mondiali, il pensiero si concentra subito sugli inni ufficiali, sulle hit da classifica e sulle canzoni che accompagnano ogni edizione della Coppa del Mondo. Il metal, invece, ha quasi sempre giocato un’altra partita. Raramente le band hanno rivolto la propria attenzione al torneo più seguito del pianeta, ma nel corso degli anni non sono mancate alcune sorprendenti eccezioni, dato che anche in questa dimensione ci sono musicisti che di calcio ne masticano parecchio, arrivando addirittura a sostenere alcune squadre direttamente sul campo.
Per questo, alcuni di loro, hanno composto brani con espliciti riferimenti alla massima competizione calcistica del globo, rievocando episodi famosi, slogan iconici e tifo sfegatato per le nazionali di appartenenza.
Quando si parla di Mondiali, il pensiero si concentra subito sugli inni ufficiali, sulle hit da classifica e sulle canzoni che accompagnano ogni edizione della Coppa del Mondo. Il metal, invece, ha quasi sempre giocato un'altra partita. Raramente le band hanno rivolto la propria attenzione al torneo più seguito del pianeta, ma nel corso degli anni non sono mancate alcune sorprendenti eccezioni, dato che anche in questa dimensione ci sono musicisti che di calcio ne masticano parecchio, arrivando addirittura a sostenere alcune squadre direttamente sul campo.
Per questo, alcuni di loro, hanno composto brani con espliciti riferimenti alla massima competizione calcistica del globo, rievocando episodi famosi, slogan iconici e tifo sfegatato per le nazionali di appartenenza.

Il profilo dei Nanowar of Steel lo si conosce bene: parodici, sarcastici e molto espliciti. E, da italiani doc, non potevano non esprimere in questi termini un evento che, sportivamente parlando, per l’Italia fu molto traumatico. Durante la Coppa del Mondo del 1994, svoltasi negli Stati Uniti, gli Azzurri arrivarono alla finale di Pasadena dopo una cavalcata perfetta nella fase ad eliminazione diretta. L’ultimo avversario da affrontare, però, era un Brasile pieno di campioni e l’Italia riuscì a reggere fino ai rigori, l’ultimo dei quali fu emblematico, ma in negativo: Roberto Baggio, miglior giocatore del torneo per gli Azzurri, sparò alto sopra la traversa il pallone che, di fatto, regalò il quarto mondiale ai Verdeoro, scatenando delusione e rammarico. Un momento che i Nanowar of Steel hanno deciso di renderlo mitologico, con un tono epico e drammatico grazie anche al contributo di Joakim Brodén dei Sabaton, ma con un taglio del tutto satirico, come nel loro stile. E il risultato è stato impeccabile, soprattutto per ciò che riguarda lo storytelling.
Il profilo dei Nanowar of Steel lo si conosce bene: parodici, sarcastici e molto espliciti. E, da italiani doc, non potevano non esprimere in questi termini un evento che, sportivamente parlando, per l’Italia fu molto traumatico. Durante la Coppa del Mondo del 1994, svoltasi negli Stati Uniti, gli Azzurri arrivarono alla finale di Pasadena dopo una cavalcata perfetta nella fase ad eliminazione diretta. L’ultimo avversario da affrontare, però, era un Brasile pieno di campioni e l’Italia riuscì a reggere fino ai rigori, l’ultimo dei quali fu emblematico, ma in negativo: Roberto Baggio, miglior giocatore del torneo per gli Azzurri, sparò alto sopra la traversa il pallone che, di fatto, regalò il quarto mondiale ai Verdeoro, scatenando delusione e rammarico. Un momento che i Nanowar of Steel hanno deciso di renderlo mitologico, con un tono epico e drammatico grazie anche al contributo di Joakim Brodén dei Sabaton, ma con un taglio del tutto satirico, come nel loro stile. E il risultato è stato impeccabile, soprattutto per ciò che riguarda lo storytelling.
Il profilo dei Nanowar of Steel lo si conosce bene: parodici, sarcastici e molto espliciti. E, da italiani doc, non potevano non esprimere in questi termini un evento che, sportivamente parlando, per l’Italia fu molto traumatico. Durante la Coppa del Mondo del 1994, svoltasi negli Stati Uniti, gli Azzurri arrivarono alla finale di Pasadena dopo una cavalcata perfetta nella fase ad eliminazione diretta. L’ultimo avversario da affrontare, però, era un Brasile pieno di campioni e l’Italia riuscì a reggere fino ai rigori, l’ultimo dei quali fu emblematico, ma in negativo: Roberto Baggio, miglior giocatore del torneo per gli Azzurri, sparò alto sopra la traversa il pallone che, di fatto, regalò il quarto mondiale ai Verdeoro, scatenando delusione e rammarico. Un momento che i Nanowar of Steel hanno deciso di renderlo mitologico, con un tono epico e drammatico grazie anche al contributo di Joakim Brodén dei Sabaton, ma con un taglio del tutto satirico, come nel loro stile. E il risultato è stato impeccabile, soprattutto per ciò che riguarda lo storytelling.
Il profilo dei Nanowar of Steel lo si conosce bene: parodici, sarcastici e molto espliciti. E, da italiani doc, non potevano non esprimere in questi termini un evento che, sportivamente parlando, per l’Italia fu molto traumatico. Durante la Coppa del Mondo del 1994, svoltasi negli Stati Uniti, gli Azzurri arrivarono alla finale di Pasadena dopo una cavalcata perfetta nella fase ad eliminazione diretta. L’ultimo avversario da affrontare, però, era un Brasile pieno di campioni e l’Italia riuscì a reggere fino ai rigori, l’ultimo dei quali fu emblematico, ma in negativo: Roberto Baggio, miglior giocatore del torneo per gli Azzurri, sparò alto sopra la traversa il pallone che, di fatto, regalò il quarto mondiale ai Verdeoro, scatenando delusione e rammarico. Un momento che i Nanowar of Steel hanno deciso di renderlo mitologico, con un tono epico e drammatico grazie anche al contributo di Joakim Brodén dei Sabaton, ma con un taglio del tutto satirico, come nel loro stile. E il risultato è stato impeccabile, soprattutto per ciò che riguarda lo storytelling.
Il profilo dei Nanowar of Steel lo si conosce bene: parodici, sarcastici e molto espliciti. E, da italiani doc, non potevano non esprimere in questi termini un evento che, sportivamente parlando, per l’Italia fu molto traumatico. Durante la Coppa del Mondo del 1994, svoltasi negli Stati Uniti, gli Azzurri arrivarono alla finale di Pasadena dopo una cavalcata perfetta nella fase ad eliminazione diretta. L’ultimo avversario da affrontare, però, era un Brasile pieno di campioni e l’Italia riuscì a reggere fino ai rigori, l’ultimo dei quali fu emblematico, ma in negativo: Roberto Baggio, miglior giocatore del torneo per gli Azzurri, sparò alto sopra la traversa il pallone che, di fatto, regalò il quarto mondiale ai Verdeoro, scatenando delusione e rammarico. Un momento che i Nanowar of Steel hanno deciso di renderlo mitologico, con un tono epico e drammatico grazie anche al contributo di Joakim Brodén dei Sabaton, ma con un taglio del tutto satirico, come nel loro stile. E il risultato è stato impeccabile, soprattutto per ciò che riguarda lo storytelling.

Anche i Brujeria hanno nominato la Coppa del Mondo nella loro discografia, tifando ovviamente per il Messico. Il supergruppo death/grind possiede (ed ha avuto) nella line-up musicisti provenienti da Paesi diversi: Svezia (Adrian Erlandsson), Inghilterra (Shane Embury) e soprattutto Stati Uniti, in cui molti componenti attuali sono nati e cresciuti. Ma il nucleo principale, specialmente se ci riferiamo ai fondatori e compianti Juan Brujo e Pinche Peach, è di origine messicana, motivo per cui tutto ruota attorno al Messico: dalla gimmick ai soprannomi, fino alle liriche e al concept. Aspetti che si riversano anche nel brano México Campeón, un vero e proprio inno di supporto al Tricolor, auspicando la sua vittoria nella rassegna iridata che per tre volte si è disputata in Messico: 1970, 1986 e 2026, assieme a Stati Uniti e Canada. Il singolo è contenuto nell’album Pocho Aztlan e nell’EP Ángel Chilango, figura che i musicisti hanno pensato bene di ritrarre con la Coppa del Mondo in mano, diventando un vero e proprio simbolo di supporto per la nazionale messicana.
Anche i Brujeria hanno nominato la Coppa del Mondo nella loro discografia, tifando ovviamente per il Messico. Il supergruppo death/grind possiede (ed ha avuto) nella line-up musicisti provenienti da Paesi diversi: Svezia (Adrian Erlandsson), Inghilterra (Shane Embury) e soprattutto Stati Uniti, in cui molti componenti attuali sono nati e cresciuti. Ma il nucleo principale, specialmente se ci riferiamo ai fondatori e compianti Juan Brujo e Pinche Peach, è di origine messicana, motivo per cui tutto ruota attorno al Messico: dalla gimmick ai soprannomi, fino alle liriche e al concept. Aspetti che si riversano anche nel brano México Campeón, un vero e proprio inno di supporto al Tricolor, auspicando la sua vittoria nella rassegna iridata che per tre volte si è disputata in Messico: 1970, 1986 e 2026, assieme a Stati Uniti e Canada. Il singolo è contenuto nell’album Pocho Aztlan e nell’EP Ángel Chilango, figura che i musicisti hanno pensato bene di ritrarre con la Coppa del Mondo in mano, diventando un vero e proprio simbolo di supporto per la nazionale messicana.
Anche i Brujeria hanno nominato la Coppa del Mondo nella loro discografia, tifando ovviamente per il Messico. Il supergruppo death/grind possiede (ed ha avuto) nella line-up musicisti provenienti da Paesi diversi: Svezia (Adrian Erlandsson), Inghilterra (Shane Embury) e soprattutto Stati Uniti, in cui molti componenti attuali sono nati e cresciuti. Ma il nucleo principale, specialmente se ci riferiamo ai fondatori e compianti Juan Brujo e Pinche Peach, è di origine messicana, motivo per cui tutto ruota attorno al Messico: dalla gimmick ai soprannomi, fino alle liriche e al concept. Aspetti che si riversano anche nel brano México Campeón, un vero e proprio inno di supporto al Tricolor, auspicando la sua vittoria nella rassegna iridata che per tre volte si è disputata in Messico: 1970, 1986 e 2026, assieme a Stati Uniti e Canada. Il singolo è contenuto nell’album Pocho Aztlan e nell’EP Ángel Chilango, figura che i musicisti hanno pensato bene di ritrarre con la Coppa del Mondo in mano, diventando un vero e proprio simbolo di supporto per la nazionale messicana.
Anche i Brujeria hanno nominato la Coppa del Mondo nella loro discografia, tifando ovviamente per il Messico. Il supergruppo death/grind possiede (ed ha avuto) nella line-up musicisti provenienti da Paesi diversi: Svezia (Adrian Erlandsson), Inghilterra (Shane Embury) e soprattutto Stati Uniti, in cui molti componenti attuali sono nati e cresciuti. Ma il nucleo principale, specialmente se ci riferiamo ai fondatori e compianti Juan Brujo e Pinche Peach, è di origine messicana, motivo per cui tutto ruota attorno al Messico: dalla gimmick ai soprannomi, fino alle liriche e al concept. Aspetti che si riversano anche nel brano México Campeón, un vero e proprio inno di supporto al Tricolor, auspicando la sua vittoria nella rassegna iridata che per tre volte si è disputata in Messico: 1970, 1986 e 2026, assieme a Stati Uniti e Canada. Il singolo è contenuto nell’album Pocho Aztlan e nell’EP Ángel Chilango, figura che i musicisti hanno pensato bene di ritrarre con la Coppa del Mondo in mano, diventando un vero e proprio simbolo di supporto per la nazionale messicana.
Anche i Brujeria hanno nominato la Coppa del Mondo nella loro discografia, tifando ovviamente per il Messico. Il supergruppo death/grind possiede (ed ha avuto) nella line-up musicisti provenienti da Paesi diversi: Svezia (Adrian Erlandsson), Inghilterra (Shane Embury) e soprattutto Stati Uniti, in cui molti componenti attuali sono nati e cresciuti. Ma il nucleo principale, specialmente se ci riferiamo ai fondatori e compianti Juan Brujo e Pinche Peach, è di origine messicana, motivo per cui tutto ruota attorno al Messico: dalla gimmick ai soprannomi, fino alle liriche e al concept. Aspetti che si riversano anche nel brano México Campeón, un vero e proprio inno di supporto al Tricolor, auspicando la sua vittoria nella rassegna iridata che per tre volte si è disputata in Messico: 1970, 1986 e 2026, assieme a Stati Uniti e Canada. Il singolo è contenuto nell’album Pocho Aztlan e nell’EP Ángel Chilango, figura che i musicisti hanno pensato bene di ritrarre con la Coppa del Mondo in mano, diventando un vero e proprio simbolo di supporto per la nazionale messicana.

Gli Skyclad sono un nome di culto nella scena britannica. Pur facendo parte dell’ondata successiva alla New Wave of British Heavy Metal, la band di Newcastle è considerata una delle prime ad aver introdotto le sonorità folk metal, nonostante fossero già diffuse in altre parti del mondo. Ed un brano cruciale per capire questo aspetto è They Think It᾿s All Over, (Well Is It Now?), che si riferisce ad una delle più antiche tradizioni inglesi: il calcio. Il titolo del brano è infatti la famosa frase del telecronista Kenneth Wolstenholme pronunciata durante la finale della Coppa del Mondo 1966 tra Inghilterra e Germania Ovest, in cui è stata proprio la nazionale dei Tre Leoni ad imporsi per 4-2, vincendo il primo mondiale della sua storia davanti al pubblico di casa. La traccia, di per sé critica, rievoca il successo per riferirsi all’Inghilterra contemporanea, che vede la storica vittoria come motivo di orgoglio nazionale trascurando tutte le problematiche nella società.
Gli Skyclad sono un nome di culto nella scena britannica. Pur facendo parte dell’ondata successiva alla New Wave of British Heavy Metal, la band di Newcastle è considerata una delle prime ad aver introdotto le sonorità folk metal, nonostante fossero già diffuse in altre parti del mondo. Ed un brano cruciale per capire questo aspetto è They Think It’s All Over, (Well Is It Now?), che si riferisce ad una delle più antiche tradizioni inglesi: il calcio. Il titolo del brano è infatti la famosa frase del telecronista Kenneth Wolstenholme pronunciata durante la finale della Coppa del Mondo 1966 tra Inghilterra e Germania Ovest, in cui è stata proprio la nazionale dei Tre Leoni ad imporsi per 4-2, vincendo il primo mondiale della sua storia davanti al pubblico di casa. La traccia, di per sé critica, rievoca il successo per riferirsi all’Inghilterra contemporanea, che vede la storica vittoria come motivo di orgoglio nazionale trascurando tutte le problematiche nella società.
Gli Skyclad sono un nome di culto nella scena britannica. Pur facendo parte dell’ondata successiva alla New Wave of British Heavy Metal, la band di Newcastle è considerata una delle prime ad aver introdotto le sonorità folk metal, nonostante fossero già diffuse in altre parti del mondo. Ed un brano cruciale per capire questo aspetto è They Think It’s All Over, (Well Is It Now?), che si riferisce ad una delle più antiche tradizioni inglesi: il calcio. Il titolo del brano è infatti la famosa frase del telecronista Kenneth Wolstenholme pronunciata durante la finale della Coppa del Mondo 1966 tra Inghilterra e Germania Ovest, in cui è stata proprio la nazionale dei Tre Leoni ad imporsi per 4-2, vincendo il primo mondiale della sua storia davanti al pubblico di casa. La traccia, di per sé critica, rievoca il successo per riferirsi all’Inghilterra contemporanea, che vede la storica vittoria come motivo di orgoglio nazionale trascurando tutte le problematiche nella società.
Gli Skyclad sono un nome di culto nella scena britannica. Pur facendo parte dell’ondata successiva alla New Wave of British Heavy Metal, la band di Newcastle è considerata una delle prime ad aver introdotto le sonorità folk metal, nonostante fossero già diffuse in altre parti del mondo. Ed un brano cruciale per capire questo aspetto è They Think It᾿s All Over, (Well Is It Now?), che si riferisce ad una delle più antiche tradizioni inglesi: il calcio. Il titolo del brano è infatti la famosa frase del telecronista Kenneth Wolstenholme pronunciata durante la finale della Coppa del Mondo 1966 tra Inghilterra e Germania Ovest, in cui è stata proprio la nazionale dei Tre Leoni ad imporsi per 4-2, vincendo il primo mondiale della sua storia davanti al pubblico di casa. La traccia, di per sé critica, rievoca il successo per riferirsi all’Inghilterra contemporanea, che vede la storica vittoria come motivo di orgoglio nazionale trascurando tutte le problematiche nella società.
Gli Skyclad sono un nome di culto nella scena britannica. Pur facendo parte dell’ondata successiva alla New Wave of British Heavy Metal, la band di Newcastle è considerata una delle prime ad aver introdotto le sonorità folk metal, nonostante fossero già diffuse in altre parti del mondo. Ed un brano cruciale per capire questo aspetto è They Think It’s All Over, (Well Is It Now?), che si riferisce ad una delle più antiche tradizioni inglesi: il calcio. Il titolo del brano è infatti la famosa frase del telecronista Kenneth Wolstenholme pronunciata durante la finale della Coppa del Mondo 1966 tra Inghilterra e Germania Ovest, in cui è stata proprio la nazionale dei Tre Leoni ad imporsi per 4-2, vincendo il primo mondiale della sua storia davanti al pubblico di casa. La traccia, di per sé critica, rievoca il successo per riferirsi all’Inghilterra contemporanea, che vede la storica vittoria come motivo di orgoglio nazionale trascurando tutte le problematiche nella società.

Un altro brano metal dedicato ai Mondiali proviene dalla Germania, precisamente dai Majesty che, tra il 2008 e il 2011, si sono ridenominati Metalforce. E proprio con questo moniker, hanno deciso di incidere un full-length omonimo e altri due singoli, di cui quello in questione: On Your Way. La band dichiarò esplicitamente che il brano era stato scritto per sostenere tutte le squadre partecipanti ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, non soltanto la Germania, realizzandone anche una versione tedesca, Geh Den Weg, dedicata specificamente alla nazionale tedesca. Ciò che colpisce è che il testo non è composto come un tipico inno calcistico da stadio: Tarek Maghary prende il linguaggio del power metal epico (tipico dei Manowar e dei Virgin Steele) e lo applica al calcio, mostrando tutte le sue conoscenze e abilità in entrambi i campi.
Un altro brano metal dedicato ai Mondiali proviene dalla Germania, precisamente dai Majesty che, tra il 2008 e il 2011, si sono ridenominati Metalforce. E proprio con questo moniker, hanno deciso di incidere un full-length omonimo e altri due singoli, di cui quello in questione: On Your Way. La band dichiarò esplicitamente che il brano era stato scritto per sostenere tutte le squadre partecipanti ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, non soltanto la Germania, realizzandone anche una versione tedesca, Geh Den Weg, dedicata specificamente alla nazionale tedesca. Ciò che colpisce è che il testo non è composto come un tipico inno calcistico da stadio: Tarek Maghary prende il linguaggio del power metal epico (tipico dei Manowar e dei Virgin Steele) e lo applica al calcio, mostrando tutte le sue conoscenze e abilità in entrambi i campi.
Un altro brano metal dedicato ai Mondiali proviene dalla Germania, precisamente dai Majesty che, tra il 2008 e il 2011, si sono ridenominati Metalforce. E proprio con questo moniker, hanno deciso di incidere un full-length omonimo e altri due singoli, di cui quello in questione: On Your Way. La band dichiarò esplicitamente che il brano era stato scritto per sostenere tutte le squadre partecipanti ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, non soltanto la Germania, realizzandone anche una versione tedesca, Geh Den Weg, dedicata specificamente alla nazionale tedesca. Ciò che colpisce è che il testo non è composto come un tipico inno calcistico da stadio: Tarek Maghary prende il linguaggio del power metal epico (tipico dei Manowar e dei Virgin Steele) e lo applica al calcio, mostrando tutte le sue conoscenze e abilità in entrambi i campi.
Un altro brano metal dedicato ai Mondiali proviene dalla Germania, precisamente dai Majesty che, tra il 2008 e il 2011, si sono ridenominati Metalforce. E proprio con questo moniker, hanno deciso di incidere un full-length omonimo e altri due singoli, di cui quello in questione: On Your Way. La band dichiarò esplicitamente che il brano era stato scritto per sostenere tutte le squadre partecipanti ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, non soltanto la Germania, realizzandone anche una versione tedesca, Geh Den Weg, dedicata specificamente alla nazionale tedesca. Ciò che colpisce è che il testo non è composto come un tipico inno calcistico da stadio: Tarek Maghary prende il linguaggio del power metal epico (tipico dei Manowar e dei Virgin Steele) e lo applica al calcio, mostrando tutte le sue conoscenze e abilità in entrambi i campi.
Un altro brano metal dedicato ai Mondiali proviene dalla Germania, precisamente dai Majesty che, tra il 2008 e il 2011, si sono ridenominati Metalforce. E proprio con questo moniker, hanno deciso di incidere un full-length omonimo e altri due singoli, di cui quello in questione: On Your Way. La band dichiarò esplicitamente che il brano era stato scritto per sostenere tutte le squadre partecipanti ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, non soltanto la Germania, realizzandone anche una versione tedesca, Geh Den Weg, dedicata specificamente alla nazionale tedesca. Ciò che colpisce è che il testo non è composto come un tipico inno calcistico da stadio: Tarek Maghary prende il linguaggio del power metal epico (tipico dei Manowar e dei Virgin Steele) e lo applica al calcio, mostrando tutte le sue conoscenze e abilità in entrambi i campi.

Ultimo, ma non meno importante, è il brano che i Beekeeper, trio thrash di San Diego, hanno pubblicato nell’EP di quattro tracce Group of Death nel dicembre 2022, quando gli Stati Uniti partecipavano alla Coppa del Mondo in Qatar. Lì, il team USA affrontò Iran, Inghilterra e Galles, e forse una dose di old school thrash avrebbe tenuto alto il morale della squadra. Detto, fatto, perché l’EP ha una dichiarazione di intenti: deridere e offendere sarcasticamente gli avversari, specialmente gli inglesi con il loro famoso motto “It’s Coming Home”, motivo per cui il brano si presenta come un tributo epico a una rivalità unilaterale posta su un piano parodico e satirico.
Ultimo, ma non meno importante, è il brano che i Beekeeper, trio thrash di San Diego, hanno pubblicato nell’EP di quattro tracce Group of Death nel dicembre 2022, quando gli Stati Uniti partecipavano alla Coppa del Mondo in Qatar. Lì, il team USA affrontò Iran, Inghilterra e Galles, e forse una dose di old school thrash avrebbe tenuto alto il morale della squadra. Detto, fatto, perché l’EP ha una dichiarazione di intenti: deridere e offendere sarcasticamente gli avversari, specialmente gli inglesi con il loro famoso motto “It’s Coming Home”, motivo per cui il brano si presenta come un tributo epico a una rivalità unilaterale posta su un piano parodico e satirico.
Ultimo, ma non meno importante, è il brano che i Beekeeper, trio thrash di San Diego, hanno pubblicato nell’EP di quattro tracce Group of Death nel dicembre 2022, quando gli Stati Uniti partecipavano alla Coppa del Mondo in Qatar. Lì, il team USA affrontò Iran, Inghilterra e Galles, e forse una dose di old school thrash avrebbe tenuto alto il morale della squadra. Detto, fatto, perché l’EP ha una dichiarazione di intenti: deridere e offendere sarcasticamente gli avversari, specialmente gli inglesi con il loro famoso motto “It’s Coming Home”, motivo per cui il brano si presenta come un tributo epico a una rivalità unilaterale posta su un piano parodico e satirico.
Ultimo, ma non meno importante, è il brano che i Beekeeper, trio thrash di San Diego, hanno pubblicato nell’EP di quattro tracce Group of Death nel dicembre 2022, quando gli Stati Uniti partecipavano alla Coppa del Mondo in Qatar. Lì, il team USA affrontò Iran, Inghilterra e Galles, e forse una dose di old school thrash avrebbe tenuto alto il morale della squadra. Detto, fatto, perché l’EP ha una dichiarazione di intenti: deridere e offendere sarcasticamente gli avversari, specialmente gli inglesi con il loro famoso motto “It’s Coming Home”, motivo per cui il brano si presenta come un tributo epico a una rivalità unilaterale posta su un piano parodico e satirico.
Ultimo, ma non meno importante, è il brano che i Beekeeper, trio thrash di San Diego, hanno pubblicato nell’EP di quattro tracce Group of Death nel dicembre 2022, quando gli Stati Uniti partecipavano alla Coppa del Mondo in Qatar. Lì, il team USA affrontò Iran, Inghilterra e Galles, e forse una dose di old school thrash avrebbe tenuto alto il morale della squadra. Detto, fatto, perché l’EP ha una dichiarazione di intenti: deridere e offendere sarcasticamente gli avversari, specialmente gli inglesi con il loro famoso motto “It’s Coming Home”, motivo per cui il brano si presenta come un tributo epico a una rivalità unilaterale posta su un piano parodico e satirico.
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