La scena underground siciliana è una delle più interessanti d’Italia, al cui interno si possono trovare tante band storiche ed anche recenti che hanno contribuito al suo sviluppo e alla sua affermazione. Tra queste ci sono i Darkvoid, nati nel 2020, che ultimamente sono diventati uno dei progetti più attivi nella regione, non solo per ciò che riguarda la produzione di nuovo materiale, ma anche per la promozione della scena.
L’ultimo singolo I, Malevolence, uscito nel 2025, è solo l’ultimo dei tanti tasselli che hanno segnato un percorso ancora in fase iniziale, ma già arrivato, un passo alla volta, ad un buon punto, pronto per il lancio definitivo. Un percorso che nessuno può raccontare meglio di Alessandro Riva, vocalist, frontman e fondatore della band, e l’occasione per scambiare due parole a riguardo è finalmente arrivata.
Ciao Alessandro, è un piacere poter parlare con te. Innanzitutto presenta i Darkvoid: come, quando e perché sono nati?
«Il progetto non è partito come band, ma da un mio capriccio, si può dire. Ai tempi, fine 2019 inizio 2020, ero già in una band che si chiamava Howls of Grey, dalle influenze thrash, death e anche grind. Nel frattempo, però, ho deciso di aprirmi un progetto mio, anche per fare inizialmente qualche cover. Infatti, l’idea originale era questa: cover band o one-man band registrando tutti gli strumenti autonomamente, fino a quando poi gli Howls of Grey, tra la pandemia, i vari impegni e qualche discrepanza interna, si sono sciolti definitivamente. E questa è stata l’occasione perfetta per far partire il progetto. Quindi, durante il lockdown, tra marzo e aprile, ho iniziato a comporre i primi brani inizialmente da solo, poi ho chiamato l’attuale batterista, Antonio Valentino, e a distanza mi aiutava a impostare la sezione ritmica dei primi singoli che ho inciso. Nel mentre, avevo iniziato a leggere qualche racconto di Lovecraft che mi ha aiutato molto a passare quel momento… è stato fantastico. E lì ho detto: “Perché non scrivere qualche canzone a tema?”. Ovviamente è scontatissimo, molte band hanno dedicato album e canzoni a Lovecraft, ma alla fine è stato il pretesto per poter intraprendere un percorso diverso coinvolgendo anche altri amici. Perché, sostanzialmente, i Darkvoid non sono formati da estranei, ma da un gruppo di amici con cui ho condiviso esperienze, avventure, cose che poi alla fine hanno sposato i miei ideali e la voglia di fare il primo lavoro insieme (The Great Horror) ognuno a casa propria con i mezzi che aveva, in un processo molto travagliato. Non abbiamo neanche attraversato quel periodo dove i brani si provano in sala, ma alla fine devo dire che è andata abbastanza bene».
Passiamo all’aspetto tecnico-stilistico. Ho notato che il sound della band è un death metal molto influenzato dalla melodia, ma è leggermente cambiato da, ad esempio Our Last Breath all’EP The Great Horror, e non parlo solo della produzione. Quali sono stati gli step e le influenze per arrivare a questo risultato?
«Our Last Breath è il risultato di una passione che avevo in pandemia: i Morbid Angel. Dagli ascolti assidui dei loro primi album è nato il singolo. Ma non è proprio finita lì, infatti nell’EP The Great Horror, c’è ad esempio la title track che ha proprio quelle influenze, soprattutto nel main riff. Si capisce, dunque, che il death metal mi piace e mi ha influenzato, anche se non proprio da sempre perché mi sono formato ascoltando metalcore e melodic death. L’old school è venuto subito dopo, però mi ha coinvolto parecchio tra il filone americano, tra cui cito gli Obituary, i Cannibal Corpse e i Deicide, ed anche quello svedese, mettendo assieme entrambe queste influenze. E da qui è nato il tutto».
Dal punto di vista concettuale, invece, da cosa è nato lo spunto per Lovecraft? Hai detto che è stata l’ispirazione principale, ma è stata più che altro una scelta per dare senso al progetto o perché avrebbe dato un’impronta quasi del tutto conoscitiva?
«Mi serviva un inizio, dovevo iniziare da qualcosa. Quindi, in realtà, il concept non era stato concepito per essere il focus primario della band. Inizialmente ho scritto queste canzoni solo per farci un primo EP, perché durante il lockdown l’unica cosa che potevo fare per passare il tempo era leggere qualche racconto di Lovecraft che mi ha spinto a formare il progetto, e lo ringrazio per avermi fatto compagnia e per avermi fatto scrivere queste canzoni, che personalmente a me piacciono tantissimo. Subito dopo l’EP, ho ragionato più a fondo sul significato del nome che ho dato alla band, che va oltre il solo Lovecraft e l’orrore cosmico, ma anche un qualcosa di più umano».
Quali sono gli album che ti hanno segnato musicalmente e che ti hanno dato la possibilità di pensare allo stile da attribuire ai Darkvoid?
«Sono da sempre un grandissimo fan dei Trivium, infatti tutte le mie influenze che, come dicevo prima, derivano anche dal metalcore, sono dovute a loro. Per quanto riguarda gli album, non posso non citare Ascendancy, che è stato fondamentale per lo stile compositivo. Non a caso, il brano Dream Fever è stato volutamente ispirato dai Trivium. Un altro album importante è stato Slaughter of the Soul degli At the Gates, e io spero più avanti di fare molte più cose su quella scia. Infine, ti direi Torture dei Cannibal Corpse, anche quello sicuramente ha influito tantissimo».
Parlami un po’ della line-up in generale. Come vi sentite a livello di gruppo? Le vostre idee si sono trovate sempre allineate nel progetto?
«Ognuno di noi ha le proprie influenze. Il batterista, anche lui ex membro degli Howls of Grey, è molto influenzato dal thrash Bay Area, quindi con lui non ho mai avuto nessun tipo di problema, a parte forse quelle mie influenze metalcore che però poi alla fine sono riuscito a fargliele piacere in qualche modo. Per quanto riguarda i chitarristi, sono anche completamente diversi, perché Riccardo Santoro è sull’old school death metal, mentre Gabriele Adragna è molto groovy. Invece, il nostro primo bassista era completamente fuori dal metal, perché spaziava tra rock e blues, nonostante sia stato fondamentale per noi. Il nostro bassista attuale è più sul nu metal e, nonostante pensassi all’inizio che tutto questo mix non potesse coesistere, ora dico che funziona. Chiaramente, l’idea di base è mia per il genere proposto, ma ognuno ci ha messo del suo, e nel tempo sicuramente daranno un apporto molto più importante».
In Italia abbiamo un panorama underground molto ampio, anche se a volte non riconosciuto tale. Dalla Sicilia, voi siete una delle migliori tra le emergenti, ma ci sono anche altre band importanti. Quali citeresti tra le più importanti e qual è la situazione attuale della scena underground siciliana?
«Inchiuvatu sicuramente è tra le più importanti, ma citerei anche gli Schizo. Inoltre, suonando con i Darkvoid, abbiamo potuto trovarci a contatto con altre realtà simili a noi, come i Duskvoid, amici nostri di cui fa anche parte il nostro chitarrista Riccardo e che suonano death old school, e i Nihil, più giovani e dal sound puramente metalcore. Per quanto riguarda invece il momento che stiamo vivendo adesso in Sicilia, devo dire che rispetto al pre pandemia, ciò che è venuto dopo è praticamente esploso. Nei primi concerti che ho visto tra il 2022 e il 2023, ho visto una marea di giovani. Pensavo che stesse morendo, invece mi sono dovuto ricredere».
Uno degli aspetti positivi dei social è il contatto diretto con i fan e gli ascoltatori: avete avuto qualche particolare dimostrazione di affetto in questi anni?
«Sì, soprattutto nelle zone di Catania, dove c’è un forte movimento underground sia per storia e tradizione, sia per un forte ricambio generazionale. Questo è dovuto al fatto che comunque siamo una di quelle poche band che propone un genere più moderno, quindi vuoi perché ci apprezzi o vuoi perché ci trasformi in un meme, comunque ci ascolti e ci segui. Inoltre, molti ragazzi a Catania sono amici di Riccardo, che è stato molto bravo a far girare la nostra musica e a farla ascoltare a tantissimi suoi coetanei. Non abbiamo ovviamente numeri enormi, però siamo riusciti a fare qualcosa da questo punto di vista».
Avete dato prova delle vostre abilità con tutti questi singoli e con l’EP uscito nel 2024, ma adesso aspettiamo un full-length. C’è qualche anticipazione a riguardo?
«Il primo full-length ufficiale sta arrivando, è nei nostri piani e ci stiamo lavorando. Sicuramente ci sarà melodia, ma nel senso più brutale del termine e con una novità: l’album non avrà niente a che fare con Lovecraft, perché stiamo cercando di dare un concept molto più personale: Darkvoid non può essere solo storie orrorifiche, ma anche l’interiorità dell’essere umano con tutte le sue problematiche. Sarà molto divertente».
E non vediamo l’ora di ascoltarlo! Grazie mille per questa intervista, per qualsiasi novità resterò sempre a disposizione.
«Grazie a te, e a presto».
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