Ci è voluto un po’ più di tempo agli Archspire per tornare sulle scene, ma ancora una volta, lo hanno fatto egregiamente. I canadesi sono una delle band più importanti al mondo in ambito tech death, non solo per le loro abilità fuori dal comune, ma per come hanno saputo interpretare il genere. Veloci, aggressivi, senza compromessi, sapendo anche vendersi nel miglior modo possibile, per quanto siano estremi.
Da All Shall Align (2011) il loro percorso ha visto solo un netto miglioramento, confermato da altri capitoli micidiali come Relentless Mutation (2017) e Bleed the Future (2021) che li hanno resi un punto di riferimento assoluto nella scena, confermandosi tali nel loro ultimo album Too Fast to Die.
L’album si apre con Liminal Cypher, una partenza devastante dove tutto sembra muoversi a velocità impossibile ma con una precisione quasi innaturale, e il vero colpo di scena è il riff principale, memorabile nonostante il caos totale; Red Goliath invece punta molto di più sul groove e sui cambi sincopati, con un’atmosfera più pesante e meccanica che rende il pezzo uno dei più brutali del disco. Carrion Ladder è probabilmente il brano più immediato e live-oriented dell’album, costruito per colpire subito grazie a riff aggressivi e continui cambi di ritmo; in Anomalous Descent la band mostra il suo lato più melodico, rallentando nei momenti giusti e lasciando spazio a sezioni atmosferiche. The Vessel è forse il momento in cui gli Archspire dimostrano davvero di essere cresciuti come compositori, con il dialogo continuo tra Dean Lamb e Tobi Morelli che è probabilmente uno dei punti più alti della loro intera discografia; poi arriva Limb of Leviticus, il capolavoro del disco: riff memorabili, un break centrale gigantesco dove il basso di Jared Smith diventa il cuore del pezzo, e un climax finale in cui tutti i membri sembrano spingersi oltre il limite umano senza mai perdere precisione. Deadbolt the Backward si presenta più meccanico, rimanendo comunque uno dei brani più affascinanti dell’album; infine la title track chiude il disco come una dichiarazione d’intenti autoironica e monumentale, condensando tutta la filosofia della band (velocità folle, tecnica estrema e melodie nascoste sotto il caos) con Oliver Rae Aleron che offre una delle sue performance vocali più impressionanti sopra un finale enorme e quasi trionfale.
Nel complesso, Too Fast to Die non reinventa gli Archspire, ma perfeziona ogni aspetto del loro stile: non è più puro sensazionalismo tecnico, ma una riscoperta delle loro abilità, messe in mostra al meglio grazie anche alle parti più pulite e melodiche che riescono, soprattutto in questo ultimo capitolo, a bilanciare bene le parti più veloci e pesanti. Sempre, sottolineando ancora una volta, con estrema precisione. Un altro colpo messo a segno egregiamente.
- Band: ARCHSPIRE
- Durata: 39:21
- Data di uscita: 10 aprile 2026
- Etichetta: indipendente
Miglior brano: Limb of Leviticus
Voto
TRACKLIST:
- Liminal Cypher
- Red Goliath
- Carrion Ladder
- Anomalous Descent
- The Vessel
- Limb of Leviticus
- Deadbolt the Backward
- Too Fast to Die


