- Band: IRON MAIDEN
- Durata: 40:28
- Data di uscita: 22 marzo 1982
- Etichetta: EMI Records
“Woe to you, oh Earth and sea
for the Devil sends the Beast with wrath, because he knows the time is short.
Let him who hath understanding reckon the Number of the Beast, for it is a human number.
Its number is six hundred and sixty six.”
Un’introduzione leggendaria che ancora oggi è sinonimo di storia. La recensione di quest’album è stata già fatta tante volte, perché ormai tutti (chi bene, chi male, chi di sfuggita, chi canzone per canzone, oppure solo per sentito dire) sanno di che disco si tratta, ma nel giorno del suo 41esimo compleanno ho ritenuto sacrosanto contribuire alla sua ricorrenza con un altro articolo che spieghi una delle opere più importanti che l’heavy metal abbia mai conosciuto.
Anno 1982: gli Iron Maiden si affermano velocemente nella neonata scena della New Wave of British Heavy Metal grazie ai primi due album, Iron Maiden e Killers, che danno un cambiamento epocale allo sviluppo della musica metal. Poi, dopo appena due anni dal debutto, arriva la svolta: Paul Di’Anno viene allontanato a causa dei problemi derivati dall’abuso di alcol e droghe, lasciando il ruolo di cantante a Bruce Dickinson dei Samson. Il resto della band rimane intatto e i lavori per il nuovo album sono finiti: manca solo la pubblicazione, che arriva puntuale il 22 marzo con il nome di The Number of The Beast.
L’identità della Vergine di Ferro si evolve definitivamente grazie alle magistrali doti canore di Dickinson che esprimono quel songwriting più maturo e personale ad opera di Steve Harris, maestro nella scrittura dei testi e nelle linee pulsanti del suo basso. I riff e gli assoli della coppia Murray–Smith, sempre impeccabili, completano il quadro strumentale dell’album assieme alla batteria potente e versatile di Clive Burr, alla sua ultima comparsa nei lavori musicali della band, conferendogli tuttavia un valore aggiunto inestimabile.
Si parte con la arrembante Invaders, che dopo una intro breve ed energica, si scatena in un riffing mozzafiato. Il mood della canzone, che parla dell’invasione vichinga in territorio britannico, si impersonifica alla grande nelle intense vocals di Dickinson, che si intervallano spesso e volentieri con gli assoli pregevoli di Dave Murray e di Adrian Smith. Spettacolare anche la sezione ritmica, realizzata da un Burr in stato di grazia nel suo incedere, senza trascurare il basso di Harris perfetto anche in fase di accompagnamento melodico. Arriva poi il turno di Children of the Damned, con cui si rallenta leggermente grazie alla sua intro lenta e melodica. Poi subentra Dickinson in un testo caldo ed espressivo, ispirato al film “Il villaggio dei dannati”, che culmina nel fantastico chorus divenuto ormai un classico. Il bello, però, arriva nella seconda parte del brano: le chitarre energiche iniziano a caricare la song nella sua definitiva esplosione, in cui la veloce batteria sostiene gli assoli frenetici e vorticosi che donano al brano un’altra memorabile sezione strumentale, degna del loro marchio di fabbrica. Si arriva quindi al terzo brano The Prisoner, altro episodio memorabile del disco, che si rifà all’omonima serie TV inglese in cui il protagonista (un agente governativo conosciuto come “Numero 6”) è intrappolato in un villaggio idilliaco che si rivela essere una prigione dalla quale deve evadere. La song, nella sua intensità, raffigura perfettamente le vicende del protagonista in una cavalcata dominata dalle asce di Smith e Murray, impeccabili in ogni punto della canzone. 22 Acacia Avenue completa la storia della prostituta Charlotte già citata nel disco di debutto avanzando in momenti meno rapidi, alcuni dal retrogusto punk, altri invece vicini al blues. Giunti a questo punto, arriva la parte più bella dell’album con la quinta, mitica title-track, frutto di un incubo avuto da Harris dopo la visione del film horror “La maledizione di Damien“. E la sua trasposizione in musica è diventata uno dei brani più celebri del mondo del metal: dopo la famosissima intro (già utilizzata all’inizio per presentare la recensione) Dickinson si esibisce in un testo espressivo che culmina in un urlo diabolico, poi la parte strumentale cresce sempre di più, prima con un bridge epico, poi con un primo assolo di Murray, poi con lo storico ritornello e infine con il bestiale riffing di Smith. C’è spazio anche per un piccolo assolo di basso, dove Harris si rende di nuovo protagonista per completare una canzone epica. Dopodiché si arriva all’altra immensa Run to the Hills. Il pezzo è introdotto da riff ruvidi di chitarra e di basso, sulla base dei tamburi da guerra di Burr che culminano in un’epica cavalcata: Dickinson non molla neanche per un secondo l’espressività che tanto lo caratterizza, venendo supportato da uno strabiliante assolo di Murray e dalle galoppate di Harris. La settima traccia Gangland (spero di non essere troppo blasfemo) è forse l’unica che non rispecchia la potenza dell’album, nonostante sia molto distante dal non essere piacevole, ma il rimedio lo si trova subito nella traccia conclusiva, quella che rimarrà per sempre incisa nella storia di questo genere musicale: Hallowed be thy Name. Con il titolo che riprende un verso del Padre Nostro, il brano parla degli ultimi istanti di vita di un condannato a morte che ripercorre a mente tutto il suo passato. Le campane che avanzano all’inizio lasciano poi spazio al verso espressivo cantato da Dickinson, ma il vero tocco di classe sono i riff e gli assoli memorabili (soprattutto nella parte centrale del brano) che si incastrano benissimo tra loro, mettendo ulteriormente in risalto le doti di quei due chitarristi fuori da ogni portata.
Non c’è nient’altro da dire: The Number of the Beast è un disco che rasenta la perfezione. L’impronta che quest’album ha lasciato nel metal, ma anche nella musica in generale, è ancora oggi indelebile a distanza di 41 anni per i suoi brani epici, per la sua copertina diventata ormai un’icona, ma soprattutto per aver definito ancor più nel dettaglio il concetto di “heavy metal” come lo si conosce oggi. Capolavoro senza tempo.
Miglior brano: Hallowed be thy Name
Voto
TRACKLIST:
- Invaders
- Children of the Damned
- The Prisoner
- 22 Acacia Avenue
- The Number of the Beast
- Run to the Hills
- Gangland
- Hallowed be thy Name


