Extreme is the way

DEFACEMENT – Doomed

Il quartetto è tornato, a distanza di un anno dall'ultimo capitolo, con un album che rappresenta a pieno la sua evoluzione stilistica

Si dice che quando è la distanza a mettersi di mezzo, le cose si fanno sempre complicate, in qualsiasi tipo di progetto, relazione e rapporti. Ma i Defacement rappresentano una valida e ottima eccezione.

La band, fondata nel 2019, è sempre rimasta attiva percorrendo un asse di più di 2500 chilometri, dall’Olanda (con il chitarrista Tadzio) fino alla Libia (con il secondo chitarrista Khalil Elgaritli e il cantante/bassista Ahmed Abdelghafar) passando anche per l’Italia (grazie al batterista Marco Dal Pastro) per formare un nucleo solido e dall’infinita creatività.

Sì, perché il primo Deviant (2019), il secondo, omonimo Defacement (2021) e il terzo Duality (2024) hanno rappresentato una graduale evoluzione dalla classica brutalità alla varietà stilistica, con brani più lunghi e strutture più complesse, bilanciando la dissonanza con l’atmosfera in un mix ben funzionante. Un mix che nel quarto Doomed si presenta ancora più variegato: death, black e doom si fondono con passaggi ambientali e intermezzi atmosferici/noise che rendono il sound aggressivo ed emotivo allo stesso momento.

Mournful è l’incipit cupo e minaccioso che prepara il terreno al a Portrait, la vera esplosione che presenta furia caotica e passaggi più rarefatti, mostrando già il contrasto tra aggressione e introspezione che guiderà l’album. Con Unexplainable si entra nel cuore del lavoro: quasi nove minuti di evoluzioni blackened-doom, stratificazioni atmosferiche e tensione drammatica che rappresentano l’apice compositivo del disco. La breve Forlorn rallenta la tensione, lasciando spazio a malinconia e sospensione, prima che Worthless arrivi come un pugno, feroce e memorabile nel suo intreccio di rabbia e disperazione. Unrecognise prosegue il viaggio con dissonanze più alienanti provocando un grande senso di smarrimento, mentre Clouding torna a giocare il ruolo di interludio soffocante e crepuscolare. Infine, Absent intreccia groove, violenza e momenti riflessivi in un epilogo che lascia un’eco inquieta.

Nel complesso, Doomed è un lavoro ben studiato, che lascia il segno soprattutto verso gli ascoltatori non abituati a queste sonorità. I Defacement non sono stati i primi a sperimentare questo genere di mix, ma il modo in cui le diverse sezioni, seppur eterogenee, si mantengono in equilibrio, dimostra come siano tra i migliori interpreti delle sonorità contrastanti, ma profonde, in grado di sorprendere in maniera costante.

Miglior brano: Unexplainable

Voto

TRACKLIST:

  1. Mournful
  2. Portrait
  3. Unexplainable
  4. Forlorn
  5. Worthless
  6. Unrecognised
  7. Clouding
  8. Absent

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