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Dagli Al-Namrood agli Arsames: le 6 band sfuggite alle persecuzioni

Rischiare la vita per essere un metallaro. Ecco alcune storie di musicisti costretti a scappare dal loro Paese per difendersi dalle oppressioni dei regimi
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Se in certi casi le etichette di “violento” o “satanista” sono un semplice luogo comune, in altri possono diventare una questione di vita o di morte: in Paesi come l’Arabia Saudita e l’Iran, la sharia è una legge di stato che i regimi applicano in ogni ambito. Da qui nascono divieti, censure e misure molto rigide che, se non rispettati, possono portare all’arresto, alle persecuzioni e, nel peggiore dei casi, anche alla pena capitale.

Se in certi casi le etichette di “violento” o “satanista” sono un semplice luogo comune, in altri possono diventare una questione di vita o di morte: in Paesi come l’Arabia Saudita e l’Iran, la sharia è una legge di stato che i regimi applicano in ogni ambito. Da qui nascono divieti, censure e misure molto rigide che, se non rispettati, possono portare all’arresto, alle persecuzioni e, nel peggiore dei casi, anche alla pena capitale.

Non è comune collegare un genere come il metal ai politici, soprattutto i più anziani, ma anche tra di loro si possono trovare molti appassionati. Alcuni sono fan sfegatati, altri veri e propri musicisti, i quali riescono sempre a trovare, tra le campagne elettorali e le varie interviste, il modo di dedicarsi alla propria passione e a mostrarla esplicitamente in ogni contesto.

Essere metallari, in alcune parti del mondo, non è per niente facile. Questo perché, ancora oggi, il metal è bersagliato continuamente da stereotipi che, spesso, vanno al di là dei giudizi superficiali.

Se in certi casi le etichette di “violento” o “satanista” sono un semplice luogo comune, in altri possono diventare una questione di vita o di morte: in Paesi come l’Arabia Saudita e l’Iran, la sharia è una legge di stato che i regimi applicano in ogni ambito. Da qui nascono divieti, censure e misure molto rigide che, se non rispettati, possono portare all’arresto, alle persecuzioni e, nel peggiore dei casi, anche alla pena capitale.

Questo è ciò che succede ai musicisti che hanno scelto di suonare heavy metal in quelle zone: un genere così ribelle e anticonformista è considerato inaccettabile dalle istituzioni, specie se all’apparenza è contro la religione, e il rischio di essere puniti è altissimo. Gli episodi sono tanti e, probabilmente, molti di questi non vengono resi noti, ma ce ne sono alcuni, anche famosi, in cui vari artisti sono stati costretti a scappare dal loro Paese per difendere la libertà di espressione dalle minacce di morte e dalle pene a cui sono stati condannati.

Essere metallari, in alcune parti del mondo, non è per niente facile. Questo perché, ancora oggi, il metal è bersagliato continuamente da stereotipi che, spesso, vanno al di là dei giudizi superficiali.

Se in certi casi le etichette di “violento” o “satanista” sono un semplice luogo comune, in altri possono diventare una questione di vita o di morte: in Paesi come l’Arabia Saudita e l’Iran, la sharia è una legge di stato che i regimi applicano in ogni ambito. Da qui nascono divieti, censure e misure molto rigide che, se non rispettati, possono portare all’arresto, alle persecuzioni e, nel peggiore dei casi, anche alla pena capitale.

Questo è ciò che succede ai musicisti che hanno scelto di suonare heavy metal in quelle zone: un genere così ribelle e anticonformista è considerato inaccettabile dalle istituzioni, specie se all’apparenza è contro la religione, e il rischio di essere puniti è altissimo. Gli episodi sono tanti e, probabilmente, molti di questi non vengono resi noti, ma ce ne sono alcuni, anche famosi, in cui vari artisti sono stati costretti a scappare dal loro Paese per difendere la libertà di espressione dalle minacce di morte e dalle pene a cui sono stati condannati.

Essere metallari, in alcune parti del mondo, non è per niente facile. Questo perché, ancora oggi, il metal è bersagliato continuamente da stereotipi che, spesso, vanno al di là dei giudizi superficiali.

Se in certi casi le etichette di “violento” o “satanista” sono un semplice luogo comune, in altri possono diventare una questione di vita o di morte: in Paesi come l’Arabia Saudita e l’Iran, la sharia è una legge di stato che i regimi applicano in ogni ambito. Da qui nascono divieti, censure e misure molto rigide che, se non rispettati, possono portare all’arresto, alle persecuzioni e, nel peggiore dei casi, anche alla pena capitale.

Questo è ciò che succede ai musicisti che hanno scelto di suonare heavy metal in quelle zone: un genere così ribelle e anticonformista è considerato inaccettabile dalle istituzioni, specie se all’apparenza è contro la religione, e il rischio di essere puniti è altissimo. Gli episodi sono tanti e, probabilmente, molti di questi non vengono resi noti, ma ce ne sono alcuni, anche famosi, in cui vari artisti sono stati costretti a scappare dal loro Paese per difendere la libertà di espressione dalle minacce di morte e dalle pene a cui sono stati condannati.

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