TORONTO (ON), The Concert Hall - 06/12/2025
Nella ricca agenda degli eventi underground di Toronto, si aggiunge la data del No Fear for Tomorrow tour che, nel mezzo del suo percorso, tocca per due volte il Canada. Protagonisti di questa grande tournée sono i Cattle Decapitation, che suoneranno per intero il penultimo album Death Atlas, seguiti dagli Aborted, di ritorno nella metropoli canadese dopo appena 10 mesi; dal duo texano formato da Frozen Soul e Tribal Gaze, e dall’opener band Grindmother. Una serata che non va di certo per il leggero, ma che invece si prospetta intensa già dalle battute iniziali nella bellissima cornice del Concert Hall, uno dei locali di culto della scena estrema torontoniana.
GRINDMOTHER
A scaldare i motori ci pensa una band unica nel suo genere. O meglio, una frontwoman unica nel suo genere, l’unica a fare gli onori di casa, essendo canadese. Grindmother è un progetto che prende il nome dall’omonima fondatrice (ormai riconosciuta in questo nickname) affiancata dal figlio Rayny Forster al basso. Nel corso della sua carriera quasi decennale, Grindmother ha rilasciato un EP (Slave New World) e un full-length (Age of Destruction) dal grindcore puro e irruento in cui riversa la sua rabbia nei confronti di temi quali capitalismo, corruzione, inquinamento e stati d’animo avversi. In sede live, Grindmother diventa una vera e propria band, in cui la fondatrice viene spesso sostituita da cantanti turniste: Chelsea Marrow, Liz Selfish e nientemeno che Alissa White-Gluz, che ha presenziato la sera prima a Montréal. Questa sera, ovviamente, è difficile aspettarsi di vederla, ma le altre due singers sono più che presenti: Chelsea si esibisce nella prima tranche della setlist, Liz nella seconda, con una performance distruttiva da parte di entrambe. Lo show è breve, ma intenso, ben accolto da tutto il pubblico, ma il momento più importante arriva alla fine, quando l’unica e inimitabile Grindmother sale sul palco, accompagnata dalla nipote, per cantare l’ultimo brano. Da una signora di 77 anni non ci si aspetta di certo le energie delle colleghe più giovani, ma il suo lo fa eccome: in un secondo, si fa passare il microfono e inizia ad intonare tutti i suoi screaming assieme agli strumenti che partono all’impazzata. La sua performance necessita di un grande sforzo in più, come normale che sia, ma si chiude con una meritatissima ovazione che omaggia non solo la sua prova, ma anche la sua figura simbolica.
SETLIST GRINDMOTHER:
Media Spin
Any Cost
Mother Nature
Like A River Flows
Illusions
Fail To Cure
Beliefs Become Reality
History Repeats
Manufactured
Healing the Mind
Age of Destruction
TRIBAL GAZE
Dopo mezz’ora di pausa, tocca ai Tribal Gaze salire sul palco. I texani, freschi dell’ultimo album Inveighing Brilliance, sono una delle formazioni più recenti nella line-up, ma si presentano al pubblico come una delle più esperte. Non passano neanche due minuti e il vocalist McKenna Holland chiama a gran voce il moshpit, che arriva puntuale, scatenandosi in salti, scapocciate e incitamenti continui. Non sono da meno il bassista Zachary Denton e il chitarrista Quintin Stauts, che mantengono saldo lo sguardo sulla folla mentre macinano note aspre e stridenti. Lo show scorre veloce, ma senza un minimo di noia, dando ai Tribal Gaze il merito di aver definitivamente infuocato la serata.
SETLIST TRIBAL GAZE:
Emptying the Nest
Smiling From Their Chariots
To the Spoils of Fate
The Irreversible Sequence
Godless Voyage
Guarding the Illusion
Twitching on the Cross
Beyond Recognition
FROZEN SOUL
Dopo un’altra pausa abbondante, la scena passa agli altri texani. I Frozen Soul sono ormai noti a livello internazionale grazie ai loro due album Crypt of Ice e Glacial Domination, che hanno ricevuto numerosi consensi. C’è da dire però, che la band ha saputo costruirsi un’ottima reputazione anche per gli spettacoli dal vivo, dove puntualmente danno il massimo sia a livello performativo, sia a livello scenico. Non a caso, prima dell’inizio dello show, il palco viene adornato ai lati da due manichini a forma di scheletro infilzati da due lance, con una combinazione di luci blu sullo sfondo e rosse in basso per dare la giusta atmosfera tetra e graciale come il loro nome. E quando partono, lo show prende letteralmente il volo: Chad Green si dimostra non solo un grande growler, ma anche un grande intrattenitore, interloquendo con il pubblico sin dall’inizio. Ottima la prova anche della bassista Samantha Mobley, sempre in sintonia con i chitarristi Chris Bonner e Michael Munday, ma anche con il drummer Matt Dennard, che alle percussioni non sbaglia niente. Il pubblico, in risposta, si scatena in moshpit e crowdsurfing, incita a gran voce la band e non perde occasione di avvicinarsi al frontman quando decide di affacciarsi sul parterre. Nessuno rimane deluso dai Frozen Soul, che lasciano il palco tra gli applausi assordanti dopo un ottimo spettacolo.
SETLIST FROZEN SOUL:
Skinned by the Wind
Beat to Dust
Chaos Will Reign
Morbid Effigy
Merciless
Absolute Zero
Arsenal of War
Invoke War
Crypt of Ice
ABORTED
Non potevano esserci ospiti migliori degli Aborted per completare questa serata. Non è passato molto tempo dall’ultima volta che vennero a Toronto (in quell’occasione, da headliner) a dimostrazione che la loro presenza, in terra nordamericana, sia più che gradita. E Sven de Caluwé lo sa benissimo: appena sale sul palco, infatti, lo dice a chiare lettere che ogni volta che passa dal Canada, per lui, è un vero piacere, e la folla risponde presente e calorosa, pronta a godersi uno show molto movimentato. Rispetto a febbraio, la setilist è leggermente ridotta, ma rimane uguale di intensità. Il frontman è sempre il protagonista indiscusso, chiamando per due volte il wall of death e cercando di coinvolgere tutti gli astanti, compreso quelli seduti sulla balconata. Come ci si aspettava, non c’è un attimo di tregua: sui pezzi di Retrogore, ManiaCult e Vault of Horrors, i belgi si scatenano in una performance granitica che non lascia nessuno da parte. Tutti sono coinvolti dalla loro energia, lasciandosi travolgere da un muro sonoro che fa tremare tutto il Concert Hall fino ad un finale colmo di applausi. Per questo Sven, una volta finito lo spettacolo, ringrazia tutti ancora una volta, lasciando il palco trionfante e sorridente.
SETLIST ABORTED:
Dreadbringer
Retrogore
Brotherhood of Sleep
Origin of Disease
Infinite Terror
Shape of Hate
Death Cult
Insect Politics
Threading on Vermilion Deception
The Saw and The Carnage Done
CATTLE DECAPITATION
Ed ecco l’atto finale della serata, quello che per molti valeva l’intero prezzo del biglietto. Le altre band non sono state da meno, ma vedere dal vivo i Cattle Decapitation è un altro tipo di esperienza. E i motivi si sanno: la band di San Diego ha sempre colpito l’audience per il suo sound variegato che ha inglobato la quasi totalità di ogni sottogenere estremo. Dal death metal al grindcore, passando per il black, il deathcore e qualche cenno di thrash, i musicisti hanno messo insieme un puzzle di elementi che sembrano inconciliabili, ma che in realtà funzionano benissimo. Se poi, ad un tale comparto strumentale, si aggiunge la voce versatile di Travis Ryan, capace di intonare growl potenti e screaming taglienti che, mescolati alle melodie più acute del loro stile, sembrano addirittura intonati e puliti, la curiosità di vederli dal vivo aumenta, soprattutto per vedere se replicano ciò che fanno in studio. Conclusione? Ci riescono eccome. Dal primo secondo in cui salgono sul palco, l’energia è subito travolgente: Josh Elmore e Belisario Dimuzio sono composti ma precisi alle chitarre, Diego Soria si coordina bene al basso, mentre Dave McGraw alla batteria è una furia. Che dire, poi, del frontman? Sicuramente niente di negativo, perché nei suoi versatili cambi di timbro se la cava egregiamente senza mollare un minimo di intensità. L’esecuzione perfetta di brani come Time’s Cruel Curtain e Death Atlas impressiona tutti, soprattutto se alla precisione chirurgica si aggunge la grande presa che Travis trasmette al pubblico. E, come ci sia aspettava, tutti rispondono scatenati: sotto le transenne non si respira più per le continue spinte e le persone sollevate e trascinate fino a sotto il palco, mentre sulle balconate tutti guardano con occhi e orecchie aperti fino alla fine dello show, chiuso con due brani di Terrasite e con il pubblico in visibilio. I Cattle Decapitation sono una band che piace o non piace, ma quando la si vede dal vivo non c’è giudizio che tenga.
SETLIST CATTLE DECAPITATION:
The Geocide
Be Still Our Bleeding Hearts
Vulturous
One Day Closer to the End of the World
Bring Back the Plague
Absolute Destitute
Finish Them
With All Disrespect
Time’s Cruel Curtain
Death Atlas
A Photic Doom
Scourge of the Offspring
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