Da quando i Miscreance si sono formati, la scena underground italiana non ha fatto altro che guadagnarci. La band, nata nel 2018 dagli Atomic Massacre, è stata in grado di prendere un genere (per di più crossover) e assimilarlo in uno stile molto personale e riconoscibile. Le influenze del tech death/thrash old school si sentono (Atheist in primis) ma ciò che esce fuori dal loro ingegno non è un qualcosa di nostalgico, né tantomeno di già sentito, che si presenta benissimo anche e soprattutto come un sound innovativo.
Già nel primo Convergence, la band aveva mostrato tutte le sue capacità, ma adesso, con il secondo Reminiscence, l’asticella si è ulteriormente alzata, rendendo questo capitolo memorabile sin dalla prima traccia.
Trait d’Union apre in maniera tutt’altro che convenzionale, con chitarre pulite, basso e percussioni che costruiscono un’atmosfera sospesa prima di lasciare spazio all’esplosione del death/thrash tecnico dai continui cambi di tempo, riff intricati, blast beat, armonizzazioni e assoli fulminanti, mantenendo però una sorprendente coesione, fino alla conclusione caratterizzata da voci pulite e chitarre intrecciate. Vision alza il livello di aggressività e mette in primo piano il lato più thrash della band, con riff taglienti, velocità vertiginose e una sezione ritmica molto versatile, mentre il basso di Jean-Claude Rossignol contribuisce in maniera importante alla profondità del suono. Scalp Ceremony introduce invece una dimensione più ritualistica, con percussioni tribali che creano un contrasto molto forte con le componenti di base e trasformano il brano in uno degli episodi più caratteristici del lotto. Synaptic Cortex Dissection rappresenta uno dei momenti più tecnici e ambiziosi del disco, con una costruzione fortemente progressive fatta di riff spezzati, dissonanze, cambi di tempo e improvvise aperture atmosferiche. Schema che si sviluppa anche in Oracle’s Rift, alternando aggressività, metriche irregolari, riff complessi ed effetti vocali a momenti più atmosferici. The Moaning Hill è più breve e svolge una funzione quasi di passaggio all’interno dell’album: il suo andamento nervoso e strisciante viene progressivamente arricchito da breakdown, percussioni e didgeridoo, creando un’atmosfera inquietante che prepara il terreno per Symbiosis. Quest’ultima è probabilmente la composizione che meglio sintetizza l’identità di Reminiscence, fondendo death metal tecnico, thrash, progressive e influenze tribali in una struttura complessa, ma efficace. Zenith of a Dying Sun assume invece un carattere più apocalittico, partendo in maniera relativamente contenuta per poi crescere attraverso riff elaborati, assoli e una batteria devastante. Infine, Mirage chiude con un’atmosfera quasi sospesa: prevalentemente strumentale, lascia ampio spazio alle chitarre e agli arrangiamenti, alternando alcuni degli episodi più estremi del disco a momenti più rarefatti, fino alla conclusione acustica e alle voci remote che dissolvono lentamente l’intero disco.
C’è poco altro da dire, se non solo che Reminiscence è l’album che ha dato ufficialmente un volto ai Miscreance. Non perché con il precedente non lo avessero già mostrato, ma era solo il primo lavoro, quello che di regola segna la fase iniziale della band. Ma già da lì si era visto cosa fossero capaci di fare, mettendolo nero su bianco con quest’ultimo capitolo che amplia le vedute del genere che scelgono di suonare. Senza dubbio, una delle migliori release dell’anno.
- Band: MISCREANCE
- Durata: 37:35
- Data di uscita: 28 agosto 2026
- Etichetta: Season of Mist
Miglior brano: Oracle's Rift
Voto
TRACKLIST:
- Trait d’Union
- Vision
- Scalp Ceremony
- Synaptic Cortex Dissection
- Oracle’s Rift
- The Moaning Hill
- Symbiosis
- Zenith of a Dying Sun
- Mirage
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