Extreme is the way

FORBIDDEN – Forbidden Evil

La storia del thrash metal passa anche da questo disco, uno dei migliori mai realizzati nella Bay Area

Quando si nomina il thrash metal è inevitabile pensare alla Bay Area. Tra i dischi usciti da quest’area geografica se ne ricordano una miriade: Bonded by Blood, The New Order, The Ultra-Violence e anche un certo Seven Churches che aprirà alla nascita del death metal. Una schiera che definire fondamentale è troppo riduttivo, ma tra questi ce n’è un altro che, spesso e volentieri, viene considerato sempre in un secondo momento.

Che sia purtroppo o per fortuna dipende dal caso, perché Forbidden Evil è proprio uno di quei dischi che inizialmente passa in sordina, poi lo si scopre scavando nella scena e, una volta che lo si conosce, non lo si cancella più dalla memoria. Esattamente come chi lo ha realizzato. I Forbidden non hanno avuto la stessa carriera dei colleghi in termini di seguito e ascolti, ma non per questo sono considerati inferiori. Anzi, è l’ultima parola che verrebbe in mente da attribuire ad una line-up composta, durante i primi anni, a partire dagli unici due reduci Matt Camacho e Craig Locicero fino ad arrivare a Russ Anderson, Glen Alvelais e nientemeno che Paul Bostaph, oggi negli Slayer. Musicisti che di talento ne hanno a valanga, soprattutto all’epoca del loro debutto su full-length che, assieme agli altri capolavori, ha lasciato il segno nella storia del thrash.

Chalice of Blood apre il disco con un concentrato di tensione, riff taglienti e continui cambi di ritmo, mettendo subito in mostra la straordinaria intesa tra Craig Locicero e Glen Alvelais, mentre Russ Anderson domina la scena con una prova vocale aggressiva e ricca di personalità. Off the Edge mantiene altissima l’intensità grazie a un riffing serratissimo e al lavoro esplosivo di Paul Bostaph, che dimostra già tutta la tecnica e la precisione che lo renderanno uno dei grandi nomi del thrash. Through Eyes of Glass rappresenta il vertice creativo dell’album: una composizione ricca di cambi di atmosfera nella quale gli assoli melodici e perfettamente costruiti di Locicero e Alvelais si intrecciano magnificamente, mentre Anderson offre una delle interpretazioni vocali più intense dell’intero disco. La title track colpisce per la solidità dei riff e per il basso di Camacho, spesso sottovalutato ma fondamentale nel dare corpo e profondità ai continui cambi di tempo. March Into Fire privilegia groove e pesantezza, lasciando ancora una volta spazio al drumming di Bostaph, impeccabile nel sostenere le continue variazioni ritmiche senza mai sacrificare l’impatto. Feel No Pain rilancia con uno dei riff più devastanti dell’album e con un altro brillante scambio di assoli, mentre As Good as Dead punta su immediatezza e aggressività, con Camacho e Bostaph che costruiscono una base ritmica compatta e trascinante. Infine Follow Me chiude il lavoro in maniera magistrale: una lunga composizione che cresce progressivamente fino a esplodere in una delle migliori prove corali della band, con le due chitarre che dialogano continuamente, la sezione ritmica che accompagna ogni cambio con assoluta naturalezza e Anderson che conclude con una performance vocale intensa e drammatica.

Non sarà noto come gli altri album imprescindibili del genere, ma su un aspetto non c’è alcun dubbio: Forbidden Evil non possiede quasi per niente punti deboli. Velocità, tecnica, melodia e aggressività si fondono alla perfezione, dando vita ad un mix che i Forbidden hanno forgiato grazie alle loro sorprendenti abilità. Un disco che non può e non deve essere dimenticato.

Miglior brano: Follow Me

Voto

TRACKLIST:

  1. Chalice of Blood
  2. Off the Edge
  3. Through Eyes of Glass
  4. Forbidden Evil
  5. March into Fire
  6. Feel No Pain
  7. As Good as Dead
  8. Follow Me

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