Dobbiamo aspettarci una delusione? No, non c’è motivo, perché gli Immolation è raro che sbaglino. E la prova è arrivata puntuale: Descent, 12esimo album in studio ed ennesimo colpo centrato in pieno.
La filosofia dei newyorkesi è stata sempre la stessa: abbattere qualsiasi barriera sonora con un death metal tecnico e dissonante che fosse in grado di distinguersi grazie al suo timbro precisissimo e devastante. Iniziarono con Dawn of Possession, arrivarono ad un picco clamoroso con Close to a World Below e abbassarono leggermente intensità in Atonement e Acts of God, più aperti alle melodie. Tendenza, quest’ultima, che in Descent si è invertita, tornando a muoversi nei vecchi sentieri stilistici, ma in maniera ancor più compatta e opprimente, come se la band avesse deciso di eliminare ogni attimo di respiro.
L’album si apre con These Vengeful Winds, che stabilisce subito il tono con riff dissonanti e un senso di tensione costante, più dinamico di quanto sembri al primo ascolto; The Ephemeral Curse prosegue su coordinate simili ma con una struttura più serrata e compatta, mentre God’s Last Breath rallenta leggermente per enfatizzare un’atmosfera più opprimente e quasi solenne, con il growl di Ross Dolan particolarmente dominante; Adversary è breve e aggressiva, quasi una scarica diretta senza troppe deviazioni, in contrasto con Attrition che invece si sviluppa su tempi più dilatati e una costruzione più stratificata, valorizzando il lavoro chitarristico contorto di Robert Vigna e Alex Bouks; Bend Towards the Dark accentua ulteriormente il lato oscuro e atmosferico con riff più “aperti” ma sempre inquietanti, seguito da Host che torna a una scrittura più tecnica e frammentata, piena di cambi di ritmo dettati da un sensazionale Steve Shalaty; False Ascent gioca sul contrasto tra sezioni veloci e passaggi più controllati, risultando uno dei brani più memorabili per struttura, mentre Banished, strumentale, funge da interludio di accompagnamento per la title track, finale che non cerca climax ma chiusura: un pezzo pesante e inesorabile che riassume l’intero album.
Dritti al punto e nel migliore dei modi, come al solito. Gli Immolation non hanno sbagliato neanche stavolta, dimostrando come una formula può essere sempre efficace pur rimanendo sempre la stessa. Descent, in fin dei conti, è proprio così: prende spunto dal passato, si esprime in linea col presente e lascia ben presagire per il futuro che, per questa band, non è mai stato messo in discussione.
- Band: IMMOLATION
- Durata: 41:35
- Data di uscita: 10 aprile 2026
- Etichetta: Nuclear Blast Records
Miglior brano: False Ascent
Voto
TRACKLIST:
- These Vengeful Winds
- The Ephemeral Curse
- God’s Last Breath
- Adversary
- Attrition
- Bend Towards the Dark
- Host
- False Ascent
- Banished
- Descent
Profili social della band
Piattaforme streaming
Articoli correlati

HORRENDOUS – Ontological Mysterium

CANNIBAL CORPSE – Chaos Horrific
