Extreme is the way

EXODUS – Goliath

Gli storici thrashers della Bay Area sono arrivati al 13esimo album, dimostrando di essere ancora in forma nonostante gli anni che passano

Questa volta non abbiamo aspettato molto per il nuovo album degli Exodus essendo il gap temporale, di solito, più lungo. Eppure, in questo lustro, è successo un qualcosa di non indifferente: Steve “Zetro” Souza ha lasciato la band appena prima dell’incisione di Goliath, album numero 13 per i giganti della Bay Area, che ha visto il ritorno di Rob Dukes dopo svariati anni.

Il resto della formazione è rimasto uguale: Gary Holt, Tom Hunting, Lee Altus e Jack Gibson sono sempre stati lì, fermi e pieni di idee, fin quando non hanno riaccolto Dukes per dare alla luce il nuovo album Goliath. Cosa aspettarsi da quest’album? Non di certo delle grandi innovazioni, ma gli Exodus di questo album non sono thrash a tutto spiano, ma sono più vari, più groove e anche più sperimentali, mantenendosi aggressivi ma anche più “ruvidi” nel suono.

L’album si apre con 3111, intro atmosferica che sfocia nel thrash ma resta più evocativa che memorabile, seguita da Hostis Humani Generis, un attacco frontale che più tradizionale di così non poteva essere. The Changing Me (con Peter Tägtgren) introduce melodie più aperte e un approccio quasi anthemico che funziona ma può spiazzare, mentre Promise You This punta su un groove catchy e accessibile. La title track Goliath è il momento più controverso: lenta e pesante con influenze doom e strumenti insoliti come il violino, la rendono sicuramente interessante, ma insolita, quasi stonante in confronto al resto dell’album, offrendo una doppia chiave di lettura che, probabilmente, risulta anche divisiva. Beyond The Event Horizon riporta energia con struttura più tecnica e dinamica, mentre 2 Minutes Hate resta su un mid-tempo solido ma meno memorabile. Violence Works sorprende con groove quasi funky e idee ritmiche creative, mentre Summon Of The God Unknown rappresenta uno dei picchi, lungo ed epico con atmosfere oscure alla Sabbath; chiude The Dirtiest Of The Dozen, un brano thrash classico che fa il suo dovere senza aggiungere niente di memorabile.

Si poteva pretendere di più dagli Exodus? No. Anzi, meglio così, perché significa che sono ancora in un buonissimo stato di forma. Di una band old school come loro c’è solamente da godersi le abilità che ancora funzionano e sono validissime. E Goliath ne è la prova: la base stilistica è sempre la stessa, arricchita con qualche elemento in più che se da un lato può stonare, dall’altro mostra un grande impiego di creatività per andare avanti nella dimensione moderna del metal. In sostanza, da un nome così importante, non ci si può aspettare una completa delusione.

Miglior brano: Summon Of The God Unknown

Voto

TRACKLIST:

  1. 3111
  2. Hostis Humani Generis
  3. The Changing Me
  4. Promise You This
  5. Goliath
  6. Beyond the Event Horizon
  7. 2 Minutes Hate
  8. Violence Works
  9. Summon of the God Unknown
  10. The Dirtiest of the Dozen

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