Extreme is the way

MARDUK – Memento Mori

Gli svedesi hanno realizzato un altro album di pura rabbia e cattiveria, portandoci indietro nel tempo con la loro essenza primordiale

Memento Mori. “Ricordati che devi morire”. Una locuzione usata dagli antichi romani per ricordare ai generali usciti vittoriosi dalle battaglie di non montarsi la testa, perché la morte arriva per tutti. Una frase tramandata da millenni che non lascia spazio a libere interpretazioni, ma che arriva dritta al punto…e non poteva essere più azzeccata per diventare il titolo del 15esimo album dei Marduk. Non era mai capitato prima d’ora che gli iconici blacksters svedesi facessero passare 5 anni tra un’uscita discografica e l’altra, ma le varie vicissitudini (interne e non) ci hanno fatto aspettare più del dovuto per poter finalmente beneficiare di un’altra opera infernale. Sì, perché Mortuus e soci non sono mai cambiati da 33 anni a questa parte: per loro la parola “compassione” sul vocabolario non esiste, e ce ne hanno dato dimostrazione sia nei capitoli discografici più incentrati sulla blasfemia e l’oltretomba (Dark Endless, Those of the Unlight), sia in quelli che sono, a tutti gli effetti, veri manifesti di guerra (Panzer Division Marduk, Frontschwein, Viktoria).

Insomma, il songwriting è stato sempre il punto di forza della band e, mai come questa volta, diventa l’assoluto protagonista: Mortuus, già mastermind dei Funeral Mist, riesce a sdoppiare benissimo l’animo dell’altro suo progetto in quest’opera, mettendo in risalto, con la sua vena artistica più oscura e malvagia, il tema della morte. E, dal punto di vista stilistico, gli altri fanno il resto: Simon Schilling raggiunge picchi di violenza inaudita alla batteria, mentre i riff di Morgan si impongono pesanti e distruttivi come non mai, generando un concentrato di pura rabbia e cattiveria che pervade per tutto il lotto.

L’album parte con l’accoppiata iniziale formata da Memento Mori e da Heart Of The Funeral che ci accoglie proprio come ci si aspetterebbe dai Marduk: riff taglienti, muro imponente di blast beat e screaming cattivi che viaggiano a velocità elevatissime. Shovel Beats Sceptre, invece, è il mid-tempo che spezza i ritmi del disco portandoci in una dimensione più oscura in cui le ritmiche, scandite da macabri rintocchi di campane, fanno da base a riff più melodici e ispirati, ma dal mood sempre cupo. Charlatan e Coffin Carrol tornano sulla scia iniziale del disco, facendoci rivivere i tempi di Plague Angel e World Funeral, mentre Marching Bones e Year Of The Maggot tendono a creare un sound piuttosto moderno, soprattutto nei break e nei passaggi di batteria. L’atto finale è rappresentato da As We Are, che ci rimanda nel regno degli inferi con i suoi ritmi marcati, concludendo il disco egregiamente.

Cosa dire a questo album? Niente di negativo, perché non c’è nulla di sbagliato. La produzione è marcia e ci riporta indietro agli anni ’90, quando i Marduk iniziavano a mostrarsi al mondo intero nella loro essenza primordiale, che traspare perfettamente anche in quest’opera rendendo l’atmosfera profonda e ammaliante. Memento Mori è uno dei migliori album black metal del 2023, realizzato da una delle migliori band della storia nel suo genere. Un vero ritorno di fuoco.

Miglior brano: Blood of the Funeral

Voto

TRACKLIST:

  1. Memento Mori
  2. Heart of the Funeral
  3. Blood of the Funeral
  4. Shovel Beats Sceptre
  5. Charlatan
  6. Coffin Carol
  7. Marching Bones
  8. Year of the Maggot
  9. Red Tree of Blood
  10. As We Are

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